Monologo di un viaggiatore in treno

Mia cara Berenice,

sono rientrato felicemente a Roma. A dimostrazione di quanto siano limitate le categorie convenzionali del pensiero, non saprei dirti se il viaggio sia stato movimentato o no. Tecnicamente, non c’è stato un solo minuto di ritardo, siamo anzi arrivati in leggero anticipo; potrei aggiungere che la compagnia mi aveva staccato un biglietto di prima classe a un prezzo davvero stracciato.

Al tempo stesso, abbiamo subito comunque le ripercussioni di un deragliamento avvenuto alla Prenestina ben due giorni prima, probabilmente perché i binari sono stati sequestrati in attesa di accertamenti. La fermata di Roma Termini è stata soppressa in favore della Tiburtina, stazione comunque ben collegata, ma meno capiente e dunque sovraffollata in un fine settimana estivo: vi è stato impossibile pranzarvi, come prevedevo di fare invece tranquillamente a Termini.

Insomma, un viaggio è sempre un viaggio, soprattutto con trentacinque gradi.

Da qui il racconto che ti allego.

Stan

MONOLOGO DI UN VIAGGIATORE IN TRENO

“No, degli Italo non sappiamo niente, è proprio un’altra azienda, capisce?”

Certo che capisco, inutile pupattola. Lo so che Italo non è Trenitalia e Trenitalia non è Italo. Posto che mancano meno di dieci minuti alla partenza, che il binario non è ancora comparso sul tabellone e che a Termini ce ne sono almeno una ventina, e infine che gli appositi sportelli di Italo sono oltre i gate, speravo tu ne sapessi comunque qualcosa.

Va bene, aspettiamo la solita estrazione del lotto. La bella ragazza in abito lungo, guardata a vista da un funzionario dei Monopoli e da un finanziere, solleva la palla all’altezza della telecamera, sorride e schiude le labbra: “Diciassette”.

Un grumo di persone istantaneamente rappresosi cola verso l’estremità opposta della banchina, trascinandosi dietro trolley e valigie di ogni colore, foggia e dimensione. Dalla parte opposta, naturalmente, arriva il trenino elettrico dei portabagagli, silenzioso e letale.

Eccoci finalmente al binario, ovviamente il vagone assegnato è letteralmente all’orizzonte, meglio salire in uno di quelli di testa, non voglio rischiare di restare a terra. Potrò così respirare qualche boccata eterea di prima classe, dove una hostess è già intenta a servire calici di vino e bicchieri di succo d’arancia. Il suo carrello blocca il corridoio, quello fino alla carrozza undici sarà un lungo viaggio. Superato l’ostacolo della hostess, la sua silhouette verrà presto sostituita da quelle, ben più voluminose, di passeggeri e turisti intenti a issare le valigie sulle cappelliere, individuare i loro posti assegnati e sistemarsi sui sedili, il tutto con la prontezza di spirito di un mulo alpino e la grazia di un elefante.

Fin da quanto facevo il pendolare sui regionali, ho stabilito che a determinare la qualità di un viaggio è una variabile principale, ossia l’avere o no qualcuno seduto davanti: solo in assenza di quel compagno di sventura, infatti, si potranno stendere le gambe. Naturalmente, gli efficienti algoritmi di Italo hanno assegnato ogni singolo posto a sedere, tanto più in classe Economy. La mia dirimpettaia, lo capisco subito, passerà l’intero viaggio a parlare al telefono. È palese che lo fa solo per non annoiarsi. Appena ha finito una chiamata, scorre la rubrica per individuare la prossima vittima.

Grazie al cielo, scende a Firenze. Magari… no, figuriamoci… ecco arrivare la sostituta… ma quanto è alta? Deve andare al ritiro della nazionale femminile svedese di basket? Sarà un inferno avere queste gambe interminabili premute addosso tutto il temp…

Carina, però. La mascherina le aggiunge in fascino e alone di mistero, oltre a enfatizzare quanto poco sia vestita dal collo in giù.

Sì, vabbe’, ma qui letteralmente non ci sta… “I’m sorry” ‘sto paio di palle. Dovrebbero stabilire dei parametri diversi per questi sedili, la gente non è mica più alta come negli anni ’40.

E ora che fa? Guarda che il tavolino non è mica tutto per te… una cartina geografica di Venezia? Seriamente? Una cartina geografica? Nel 2022? Prima armeggiava disperatamente con il cellulare, forse non le vanno il roaming e il GPS. Certo, pure il biglietto da visita di un albergo… sembra un vecchio noir. E ora che vuole? Sapere come arrivare all’albergo? Lascia perdere, fai finta di non sapere l’inglese. Oddio, si è addirittura abbassata la mascherina, è proprio disperata. Il problema è che dare indicazioni, in inglese o in italiano che sia, attraverso le calli di Venezia è praticamente impossibile. Però posso indicarle la fermata del vaporetto… e dove prenderlo… e dove fare il biglietto. “Never trust gondolieri, do you understand?”

Bene, si è calmata. Superato l’attacco di panico, finalmente ha la buona grazia di presentarsi. Il nome non l’ho capito, non importa. Ho capito che è canadese… extra UE, forse per questo non va il roaming. È in Italia da una settimana e non ha ancora potuto avvisare la madre che è arrivata, sarà preoccupatissima… vuole chiamare dal mio cellulare? E quanto costerà una telefonata fino in Canada? Vabbe’, ora però non stare al telefono mezz’ora… non mi pare stia parlando con la madre, oltretutto…

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