Mari contesi

Mia cara Berenice,

oggi, sui cieli del Mar di Barents, c’è stato un incontro ravvicinato tra un ricognitore norvegese e un caccia russo. Il ruggito del reattore del MIG sembra fare eco alle parole del Presidente russo che, per consolarsi delle sconfitte terrestri contro l’Ucraina, ha rivendicato il ripristino della piena sovranità sul Mar d’Azov. Del resto, tra i tanti e ancora misteriosi motivi che hanno determinato l’invasione russa si possono annoverare anche il Mar Nero e la storica base navale di Sebastopoli.

Sì, gli Stati litigano anche per l’acqua salata. La rivendicazione del Golfo della Sirte da parte della Libia ha portato a numerosi incidenti con la Marina degli Stati Uniti che avrebbero contribuito a indurre la Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista a pianificare ed eseguire sanguinosi attentati in Europa, tra cui quello celeberrimo di Lockerbie.

Per non parlare dello Stretto dei Dardanelli, oggetto di cupidigie, guerre e intrighi letteralmente da secoli.

Secondo molti, la prossima frontiera saranno il Mar Artico e i Mari della Cina, appetibili anche e soprattutto per le loro risorse minerarie. In conformità ai desiderata degli Stati, infatti, il diritto internazionale si è evoluto, salvaguardando sempre meno la libertà di navigazione e sempre di più i diritti degli Stati costieri su piattaforma continentale, fondali e Zone Economiche Esclusive.

Ma qual è lo Stato costiero, se le coste di più Stati sono contigue o prospicenti? Quid se uno Stato possiede una piccolissima isoletta, come il Regno Unito che annetté con tanto di Proclama Reale, sbarco dei marine e alzabandiera lo scoglio di Rockall, spazzato dalle onde dell’Atlantico del Nord, nel 1955? E se l’isoletta è artificiale, come quelle che la Cina va disseminando per l’Oceano? E l’Artide, che non è un continente, a differenza dell’Antartide, è mare o è terra? Il diritto e la prassi internazionali sembrano propendere decisamente per la prima ipotesi, mentre esistono rivendicazioni territoriali sull’Antartide, congelate (è proprio il caso di dire) da un trattato del 1959.

Giuristi e geografi, dunque, concordano. L’Artide non è un territorio, ma un tratto di mare su cui galleggia del ghiaccio. Non è necessariamente una buona notizia, in quanto le norme di diritto del mare sono meno chiare e collaudate di quelle relative alla tradizionale sovranità terrestre. Oltretutto, il mare non possiede confini naturali, come fiumi o catene montuose, atti a facilitare i negoziati. Non a caso, quando si pensa a conflitti futuri si guarda sempre – con buona pace della Russia – ai Mari della Cina.

Un saluto.

Stan

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