Una lettera da Napoli

Mia cara Berenice,

devo trasmetterti una notizia che ti addolorerà molto, ma, in compenso, farà la gioia di tua madre.

Ricorderai come, nel disperato tentativo di ingraziarmela, avevo presentato istanza per il conferimento di un titolo nobiliare alla Real Casa di Borbone, dopo che Monsignor Paglia aveva spento le mie speranze nella Santa Sede.

Stamattina ho trovato, nella cassetta delle lettere, la seguente missiva, vergata su meravigliosa carta ruvida intestata con tanto di stemma a intestazione.

“Gentile Signor E.,

siamo spiacenti di comunicarLe che la Sua istanza, protocollata in ingresso il 6 dicembre 2020 al n. 2087, è stata rigettata con procedura sommaria.

Da una verifica dei Suoi profili sulle reti sociali – da Lei debitamente autorizzata in sede di domanda – è infatti emerso l’acquisto, da parte Sua, di una di quelle dozzinali borracce termiche per l’acqua, definite da S.A.R. ‘una piaga peggiore di quelle bibliche’.

È politica inflessibile di S.A.R. considerare incompatibile il possesso di tali articoli con quello di qualsivoglia titolo nobiliare.

I diritti di segreteria da Lei versati per l’istruttoria della pratica non Le saranno restituiti, ex art. 41, comma III del Codice Civile della Real Casa, le cui disposizioni rilevanti sono state da Lei sottoscritte per estratto in sede di domanda.

Il presente provvedimento non è soggetto ad alcun gravame e preclude la presentazione di analoga istanza per anni 5, ex art. 98 del Regolamento sui Titoli Nobiliari della Real Casa, le cui disposizioni rilevanti sono state da Lei sottoscritte per estratto in sede di domanda.

Distinti saluti.

Il Gran Ciambellano della Casa Reale di Borbone

Marchese di Sipicciano”

Non posso rimproverare loro nulla: errore mio.

Posso solo sperare che la Principessa Carolina non posi mai gli occhi su questo increscioso carteggio. Altrimenti, non credo apprezzerà la mia serenata di canti sanfedisti.

Un contrito saluto.

Stan