Dream Girl

Mia cara Berenice,

sono felicemente arrivato nelle Calabrie.

Ieri, purtroppo, un violento temporale ha colpito la mia amata Scilla e dalla ferita è colato abbondante fango che si è riversato in mare, con brandelli e coaguli metallici di auto.

In compenso, la temperatura è scesa a valori più sopportabili, valorizzando le balsamiche virtù del vento che soffia abbondante sullo stretto di Scilla e Cariddi.

Stanotte ho aperto la portafinestra che dava sulla città e la porta sul corridoio, a sua volta comunicante con la terrazza, e ho dormito come un sasso, perfino per i miei già elevati standard.

In quest’epoca prestazionale e ipercompetitiva, l’importanza del rilassamento e del sonno emerge continuamente in filigrana, in modo più o meno sottile. Sulla stampa e le reti sociali americane proliferano gli articoli su dimissioni in tronco, su espedienti per vivere di rendita o lavorare meno, su sfuriate nei confronti di capi o clienti troppo esigenti, su potenzialità e limiti del lavoro da remoto. Di tutto questo ti ho già parlato, come del proliferare dei video ASMR, un complesso variegato di tecniche di rilassamento basate su gestualità, rumori e altri stimoli para-ipnotici.

L’ossessione febbrile su questi temi è tale che non mi stupirebbe se si confezionasse l’ennesima, improbabile supereroina: Dream Girl, un’artista ASMR che ha amplificato i suoi poteri affinandoli in qualche monastero segreto della Setta delle Ombre o dell’Antico, tanto da essere in grado di indebolire, addormentare o ipnotizzare gli avversari.

Il nome Dream Girl, oltretutto, consentirebbe di giocare sull’avvenenza fisica del personaggio, interpretato da un’attrice acconcia, una giovane esordiente che ne approfitterebbe per aprire un canale ASMR, non senza scatenare polemiche da parte degli artisti ASMR esistenti.

Dovrebbero assumermi su due piedi.

Un compiaciuto saluto.

Stan

Sussurrano, Dormi!

Mia cara Berenice,

passi un fine settimana intenso, strapazzato da Roma come un frullatore.

Il lunedì mattina, il leggendario, rituale lunedì mattina, sei costretto ad alzarti spesso, almeno rispetto alle tue abitudini, perché al Ministero arrivano gli auditor.

Auditor… parola che si pronuncia solitamente all’inglese, eppure latinissima… auditor… una volta corretta la pronuncia, non sembrano forse personaggi della saga di Harry Potter? Malevoli ispettori contabili del Ministero della Magia che fanno impazzire le loro vittime con l’incantesimo Tabulas, risucchiandoli in un gorgo di numeri, comma e cifre incolonnate. Spiriti incorporei, proiezioni, pallide immagini che si collegano in videoconferenza dal Lussemburgo.

Ti si rivolgono con un bisbiglio lontano, straniero eppure stranamente familiare, sussurrante, pacato, ritmico, sibilante. Tu e gli altri interlocutori vi sforzate di rispondere loro allo stesso modo. Per giunta, dopo giorni di sole brillante, il cielo che fa capolino alla finestra, dietro lo schermo gigante della sala conferenze, è plumbeo, umido, grigio, gonfio d’acqua da strizzare.

Come Pascoli, vieni ninnato nel dormiveglia, portato in braccio fino alla linea dell’orizzonte, fino alla luce del crepuscolo in cui giorno e notte si confondono.

Ti saluto.

St… [la grafia diventa illeggibile]

ASMR

Mia cara Berenice,

da anni, ormai, su YouTube e sulla Rete in generale impazzano i video ASMR, un acronimo inglese che sta per Autonomous Sensory Meridian Response, risposta autonoma del meridiano sensoriale. Come spiega Federico Cella sul Corriere della Sera, si tratta di “una sensazione di rilassamento, a volte accompagnata da un formicolio alla base della testa e in altre parti del corpo”.

Cosa la provoca? Non è chiarissimo, ma, al tempo stesso, gli ASMR artist hanno un repertorio consolidato: sussurri, carezze, sfregamenti. La componente sonora, pur non monopolizzando lo spettacolo, ha certamente un peso determinante: infatti, ogni ASMR artist che si rispetti si esibisce dietro particolari, sensibilissimi, costosi microfoni.

Se la cosa abbia qualsivoglia fondamento scientifico, non te lo so dire.

Posso dirti che talvolta, in circostanze favorevoli, i video ASMR mi fanno addormentare – ma non è difficilissimo, nel mio caso.

Posso aggiungere che uno degli inneschi (trigger) usati dagli ASMR artist è il rumore della pioggia.

Ebbene, oggi io sono al Ministero, con la finestra dell’ufficio aperta sul cortile interno. Scende una pioggia lieve e costante, il primo maglione dell’autunno mi racchiude in un bozzolo di piacevole tepore e io fatico a restare sveglio.

Un bisbigliato saluto.

Stan

Siesta

Mia cara Berenice,

il treno per Roma corre nel sole che infiamma i finestrini.

Un bambino piange e grida in lontananza, all’orizzonte della Carrozza 10.

Una cinese dalle vistosissime ciglia finte parla al telefono concitatamente, ma a voce non troppo alta. All’inizio del viaggio, era letteralmente seduta sulla sua stessa valigia, poi il capotreno l’ha aiutata a sistemarla forse nella cappelliera, forse in qualche rastrelliera.

L’altra capotreno va in processione fra i sedili, oscillando il palmare come un turibolo e salmodiando: “Prima lettera del codice biglietto e indossiamo la mascherina correttamente, grazie!”

Di nuovo il suo collega, all’interfono: “Per errore, l’avviso di arrivo è stato dato in anticipo. Arriveremo alla stazione di Santa Maria Novella, in orario, tra dieci minuti. We will arrive at Santa Maria Novella on time, in ten minutes. Thank you”.

Un ragazzone dall’accento campano – il treno termina la corsa a Napoli – si lamenta del freddo.

Cartoncini penzolanti dai sedili pubblicizzano Uber, con buona pace delle file di taxi bianchi in perenne attesa a Termini e perfino a Monteverde.

Il libro di racconti di D’Annunzio è meglio del previsto. L’avevo acquistato sull’onda dell’entusiasmo per il film ed ero quasi certo di pentirmene.

Un sonnacchioso saluto.

Stan

Sonno

Mia cara Berenice,

sono state giornate movimentate.

Ieri mi sono svegliato tardissimo, perfino per le mie abitudini.

Il fatto è che il mio sonno era stato disturbato.

Una musica infernale, proveniente non so se dell’appartamento del vicino o dal bar del parco avanti casa.

Ben due sogni a tema videoludico. Nel primo, il sistema informatico del Ministero era diventato un videogioco a scorrimento orizzontale, simile a “Prince of Persia”: per convalidare un’istanza, occorreva raggiungere un dato punto prima che scadesse il conto alla rovescia. Il secondo era in soggettiva, nello stile di “Resident Evil”. All’interno di una stanza, il giocatore si imbatteva in una ragazza che appariva a tratti bellissima, a volte mostruosa, un istante benevola, quello dopo omicida: l’algoritmo della donna media, insomma.

Infine, su una chat, un gruppo di amici si accapigliava sui privilegi dei dipendenti pubblici durante la pandemia.

Sono uscito a fare la spesa con un paio di scarpe spaiate. Al momento di pagare, io e il cassiere ci siamo ritrovati a fissare all’unisono una manciata di monetine che avevo sparso sul ripiano di plastica trasparente.

“Mi scusi, oggi sono un po’ rimbambito”.

“Non si preoccupi… sapesse io…”

Nel tardo pomeriggio, mentre rientravo a casa in tram da un’ultima passeggiata a Trastevere e in Largo Argentina, mi ha raggiunto un dispaccio delle Risorse Umane con cui il personale del Ministero veniva ricollocato in telelavoro cinque giorni su cinque.

È in quel momento – presumo – che il mio orologio biologico è tornato in modalità belga. Consumata la cena, sono andato a letto tardissimo dopo la visione di due film e oggi mi ha svegliato il campanello suonato dall’antennista.

“Cinque minuti e arrivo!”

Un femmineo saluto.

Stan