L’auto di città e l’auto di campagna

Mia cara Berenice,

ieri, all’imbrunire, mi sono concesso una passeggiata, al parco e lungo le strade del quartiere. Un itinerario che mi ha riportato alle sere lontane in cui portavo a spasso Belzebù, abbandonandomi a riflessioni raramente allegre sul mio futuro.

Oggi molto è cambiato e percorro quelle stesse vie con il passo alla Tom Mix del cittadino che torna a visitare i luoghi della gioventù… molto è cambiato, ma non tutto. Mentre percorrevo l’ultimo tratto, una manciata di auto mi è sfrecciata sibilando accanto, facendo riemergere un fastidio lontano per quella coltellata prepotente all’aria.

Certo, a Roma c’è molto più traffico di qui – per quanto la Statale 13 tenga alta la bandiera -, ma lì le auto fanno parte dell’arredamento urbano, non sono impastate di spiacevoli ricordi post-adolescenziali e, più banalmente, sono vincolate dal traffico e dal manto stradale a un’andatura più dimessa.

Un abisso in effetti separa – a parità di modello, cilindrata e vernice – l’auto di città e quella di campagna.

Della prima, in certe circostanze, si può fare a meno; della seconda no, se si vuole fare la spesa o comprare il pane. In città si tende a prediligere modelli compatti e poco costosi, più facili da parcheggiare, meno appetibili da rubare. In campagna o in provincia l’auto è un biglietto da visita, con conseguente moltiplicarsi di SUV e berline. In campagna o in provincia, biciclette e scooter sono roba da bambini o da adolescenti, in città no.

A dimostrazione della fondatezza e soprattutto rilevanza di queste tesi, posso citarti un aneddoto. Svariati anni fa, ero appena partito da casa, quando fui fermato per un controllo da una pattuglia di carabinieri. Mentre esaminavano i miei documenti, ci sfrecciò accanto una Ferrari, a velocità così elevata da far quasi volare via i cappelli dei militi. Uno dei due carabinieri fece segno alla macchina di rallentare e urlò: “Piano!” Dubito che il conducente abbia visto il gesto o sentito l’esortazione.

Un savio saluto.

Stan

P.S.: Volutamente non ho citato la polemica sulla pedonalizzazione delle città montata dalla pagina Facebook “Roma fa schifo”. Non mi piace, quella pagina.