Una chiara e ferma presa di posizione femminista

Mia cara Berenice,

è stata una giornata lunga e pesante, ma mi sento comunque spinto a scrivere questo biglietto serale, che affiderò domani mattina a un lustrascarpe, spinto e acceso da impellente fiamma, come da un sacro dovere.

Si ironizza spesso e pesantemente sulle didascalie con cui ragazze e donne di tutto l’orbe firmano le loro foto, soprattutto le più personali e conturbanti, nel condividerle sulla Rete, coram populo. Versi di poesie, aforismi, citazioni di romanzi, brevi aneddoti, pensieri personali. Come se la foto fosse la miniatura fiorita al principio di un manoscritto medievale e la didascalia l’inizio del testo di teologia, filosofia, diritto canonico, agraria che vi si abbarbica con il suo inchiostro nero.

Ad esempio, oggi scorrevo il feed di Instagram e, sotto la foto di una ragazza in bikini, ho letto “Adoro questo periodo dell’anno”.

Sorpreso e compiaciuto, ho pensato: “Finalmente una ragazza in bikini che non si lamenta della fine dell’estate”.

Poco dopo ho realizzato che l’influencer in questione era australiana e vive sotto stagioni diverse dalle nostre: precisamente, nelle lande della croce del Sud inizia ora la primavera.

Eccomi dunque colpito, spiazzato, indotto a fare considerazioni e a rivedere il mio punto di vista.

Un maturato saluto.

Stan

Delitto in spiaggia

Mia cara Berenice,

ieri, sorprendentemente, sono stato al mare.

Camminando lungo la battigia, mi sono fermato educatamente per consentire a un ragazzo di scattare una foto alla fidanzata, in posa languida in bikini sulla sabbia umida, lambita dalle onde sorprendentemente gagliarde e quasi derisorie, in quell’afa immobile.

“Passa pure,” ha sospirato lui al mio indirizzo, “tanto non andrà bene comunque”.

“L’avevo pensato anch’io,” ho solidarizzato, “ma non osavo dirlo”.

Non ricordo dove ho letto qualche autore ironizzare su questa corvée imposta ai fidanzati in spiaggia, paragonandola addirittura al triolismo – collocando, evidentemente, nel terzo vertice del triangolo l’onanismo dei follower.

Del resto, ben prima dell’avvento delle attuali tecnologie, la spiaggia è sempre stata un teatro della carne, tutta reciprocamente esposta, ma alcuna più degna di attenzione di altra.

Ho il ricordo vago di un’estate, tanti anni fa, in una spiaggia del Nord, perfettamente organizzata e centuriata. Unica già nel suo isolamento oltre l’ultima fila, una bellissima ragazza, sola, si abbronzava a seno nudo; la pratica non era, allora, così comune. I capelli ondulati e ramati, la pelle scurissima e bronzea, il bikini giallo vivo. A intervalli regolari, indossava il pezzo di sopra per andarsi a fare un bagno.

Alla terza passerella, un ragazzo le chiese con voce strozzata: “È fredda?”

Quanto dolore in quelle sillabe, non riesco a dimenticarlo, sembrava di poterle strizzare con entrambe le mani e far colare sangue e brandelli di cuore sulla sabbia calda, come da uno straccio.

Lei non rispose, ma gli sorrise.

Giustamente conscia della gerarchia del pantheon femminile a cui apparteneva, non volle concedersi l’ignaro sprezzo della ragazza di Ipanema che guardava sempre e solo avanti, come la sirena scolpita sulla polena di una nave.

Un ammirato saluto.

Stan

Lady Oscar

Mia cara Berenice,

capisco che tu non veda l’ora di tornare a Roma. Io stesso sono ansioso di portarti sui Fori Imperiali, Moleskine alla mano su cui vergare le mie, appoggiato a un antico capitello. Perché non comunicare solo a voce? Perché il Moleskine mi dà un tono, soprattutto in accoppiata con le foglie d’acanto; inoltre, pensavo di strappare il foglio e infilartelo nella scollatura.

Parlando di scollature, mia cara, l’Italia è davvero una terra benedetta. Non tanto per quelle che sbocciano – come ovunque – con l’avanzare della bella stagione, ma perché vantiamo – caso questo sì, credo, unico al mondo – ben due influencer con il titolo di principessa.

Carolina di Borbone, della Casa Reale delle Due Sicilie, è salita agli onori delle cronache all’inizio dell’anno, quando ha rivolto, naturalmente attraverso le reti sociali, un “Messaggio di sostegno a tutti i Napoletani per il crollo dell’Arco Borbonico”. Sua Altezza Reale ha un profilo Facebook, uno Instagram e uno su TikTok. I suoi tre cani Cairo, Cosmo e Candy hanno un profilo Instagram separato.

Più recentemente, Vittoria di Savoia è finita addirittura sulle pagine del New York Times, quando suo padre, in qualità di Capo della Casa Reale, ha emendato l’antica legge salica, attribuendole la potenziale qualifica di erede al trono. Sua Altezza Reale utilizza solo Instagram e non so se abbia animali da affezione. Ha indirizzato un “Message à Emmanuel Macron, Président de la République Française”.

Due Principesse, due Troni, uno schieramento di reti sociali come di fortezze e compagnie di ventura.

Un duello all’ultimo sangue con gli effetti di un videogioco, un nuovo Rinascimento digitale.

Chi vincerà?

Un appassionato saluto.

Stan

Apologia delle influencer

Mia cara Berenice,

l’Italia è la Patria delle influencer, dato ci gloriamo di aver dato i natali a Chiara Ferragni. Infatti, qui due cose vanno di moda: fare l’influencer e dare addosso alle influencer.

Tempo fa, un albergatore si guadagnò il suo quarto d’ora di fama sui social con una durissima requisitoria contro una di queste fanciulle, rea di aver chiesto una camera gratis per il fine settimana in cambio di visibilità sul suo canale. Naturalmente, fu una levata di scudi virtuali intorno al titolare, una vera testuggine.

Per come la vedo io, la ragazza aveva semplicemente offerto un servizio pubblicitario in cambio di un corrispettivo in natura tutto sommato modesto e fu poco professionale trattarla in quel modo. Ancor peggio divulgare ai quattro venti la dura risposta: non è forse spregiudicata tattica da influencer, questa?

In ogni caso, durante la quarantena queste fanciulle sono le uniche a dare il buon esempio, applicando alla lettera quando suggerito dagli psicologi: continuare a vestirsi di tutto punto, fare attività fisica e di altra natura, tenere alto il morale. Eccole, abbigliate e truccate di tutto punto, insegnare al loro affezionato pubblico come tenersi in forma fra le mura domestiche, come truccarsi in modo impeccabile, come cucinare e servire piatti elaborati. Sorriso e occhi sfavillanti, in posa davanti alle webcam come prima che tutto cominciasse: non è servizio pubblico, questo?

Da Novedrate, una nota Università telematica ha attivato un corso di laurea di I livello con esami in “estetica della comunicazione, sociologia dei processi economici, linguaggi dei mezzi audiovisivi, diritto dell’informazione, social media marketing”.

Insomma, per parafrasare Giulio Andreotti o meglio la sua incarnazione cinematografica, “la questione è un po’ più complessa”. C’è influencer e influencer. Ci sono le classiche Instagrammer. Ci sono le YouTuber, generalmente meno legate al mondo della moda, ma non sempre (vedi alla voce “haul”). Ci sono le Twitcher che si distinguono dalle YouTuber in quanto i loro video sono in diretta e generalmente a sfondo videoludico. C’è TikTok, specializzato in video brevi e spesso a tema musicale. Su vari social ci sono le story che – citando stavolta Fabrizio De André – vivono un giorno solo come le rose. Infine, sicuramente c’è qualche ulteriore variabile che mi sfugge, avendo io ormai – digitalmente parlando – un piede nella fossa.

Parlami delle influencer austriache. Che media usano? Prediligono il tedesco o l’inglese? Fanno haul di costumi tradizionali tirolesi? Ballano lo Schuhplattler?

#uncarosaluto

@Stan