Depistaggio

Mia cara Berenice,

lo sbarco in Normandia, appropriatamente denominato Operazione Overlord, dimostrò l’incolmabile superiorità tecnica che separava ormai, nel 1944, gli Alleati e l’Asse.

Non solo fu la più grande operazione anfibia della storia, ma venne preceduto da una campagna di disinformazione incredibilmente vasta, accurata e articolata per depistare il Comando Supremo tedesco. Si crearono, sulla carta e con vere e proprie sagome, intere armate inesistenti; si fecero arrivare ai Servizi Segreti tedeschi falsi messaggi e false trasmissioni radio.

Spesso ho l’impressione che, ai giorni nostri, la Cina stia raggiungendo in gran parte lo stesso risultato, senza nemmeno sforzarsi troppo.

Non so come stiano le cose in Austria, ma qui in Italia la destra è ossessionata selettivamente da arabi e africani – per di più, solo da quelli che arrivano via nave, mentre la maggior parte arriva via terra o addirittura in aereo, con un semplicissimo visto turistico.

La sinistra, dal canto suo, concentra i suoi sforzi sulla Russia e l’Europa dell’Est, nel secondo caso chiamando in causa anche le Istituzioni europee.

Nel frattempo, nei cantieri navali di Shanghai, si stanno dando gli ultimi ritocchi a un’avanzata portaerei di tipo 3, che andrà ad aggiungersi alle due già in servizio, meno temibili e considerate dalla stessa Marina cinese qualcosa fra una dotazione ponte e un’esercitazione ingegneristica.

Secondo il Pentagono, la Cina potrebbe schierare, da qui al 2030, ben sei portaerei. Poca cosa, rispetto all’armata americana di portaerei a propulsione nucleare, soprattutto se si tiene conto che i primi due esemplari non sono propriamente la Dreadnought.

La Cina, però, non ha fretta. Per il momento, le basta avvolgere in un abbraccio mortale Formosa e acquisire una supremazia navale di prossimità, con l’aiuto anche dell’aviazione e dell’esercito, nel cui arsenale è stata prestata particolare attenzione ai missili antinave.

Il gattino portafortuna cinese ti saluta.

Stan

PS: In realtà, il maneki neko è giapponese, anche in questo i cinesi sono riusciti a sviarci, posizionandolo accanto al registratore di cassa in tutti i loro ristoranti.

Icaro

Mia cara Berenice,

in data odierna – al netto dei fusi orari – un razzo è decollato dal Catai, con a bordo tre taikonauti che andranno a costituire l’equipaggio della stazione spaziale cinese: ebbene sì, esiste una stazione spaziale cinese.

L’ascesa del Dragone costituisce da tempo un fil rouge della nostra corrispondenza e mi sono perfino improvvisato futurista per evocare, a beneficio delle tue seriche orecchie, il tuono della futura conflagrazione sullo Stretto di Formosa.

Tuttavia, ferma restando la mia convinzione che la Cina operi su tempi più lunghi di quelli occidentali, il fragore dei razzi e il tremore dei cosmodromi non mi impedisce di vederla, in questo momento, più appesantita a terra tra squame spire e sbuffi dalle froge che svettante oltre le nuvole.

Come ti ho già scritto, la repressione a Hong Kong, prima ancora che antidemocratica, è sintomo di banalità e appiattimento. Rinunciare alla formula “un Paese due Sistemi”, concordata con la Gran Bretagna anche in vista della riannessione di Taiwan, una grande occasione perduta: e già le multinazionali abbandonano l’ex colonia, così come i residenti sviscerano i cavilli del vecchio diritto coloniale per ottenere un passaporto con lo stemma di Sua Maestà.

È poi caduto il tabù dell’origine naturale del Nuovo Coronavirus, tanto che i Sette Grandi hanno formalmente chiesto all’Organizzazione Mondiale per la Sanità una nuova indagine.

Quanto all’efficientissimo contenimento cinese, esso mostra sempre di più i suoi limiti non solo in termini di diritti individuali e riservatezza, ma di isolamento nazionale: come ha ironizzato il nostro sinologo ufficioso Alberto Forchielli, “i cinesi sono stati così bravi a fermare il COVID che hanno buttato via la chiave e sono rimasti chiusi dentro”.

I vaccini cinesi scricchiolano paurosamente in Cile, alle Seychelles e in Indonesia. Se a questo aggiungi il clamoroso fallimento del vaccino tedesco e la maledizione che sembra aver colpito il vaccino anglo-svedese, lasciando sulla piazza i soli sieri americani, sembra che l’ordine internazionale abbia meno fretta di cambiare di quanto ci attendessimo, forse per quello che Sallustio chiamava “novarum rerum studium”.

Anche l’ultima riunione dei Sette Grandi, citata poco sopra, ha visto un rilancio à la vieille école dell’Alleanza Atlantica, con l’ulteriore tocco nostalgico della minaccia russa.

Come al solito, l’Italia è intempestiva e disallineata, se è vero che, proprio oggi, l’edizione italiana dell’Huffington Post dedica la prima pagina ai Cinesi d’Italia, illustrissimi sinofili nelle cui fila vengono annoverati il defunto ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi, ma anche ex Presidenti del Consiglio vivissimi e influenti come Romano Prodi e Massimo D’Alema, nonché il discusso fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo.

Speriamo che nessuno abbia l’idea di una guerra parallela per piantare la bandiera italiana sulle Isole Paracelso…

Come l’Ambasciatore di Sua Maestà Britannica alla Corte Qing, ti saluto rispettosamente, ma mi rifiuto di prosternarmi con la fronte a terra.

Stan

Sul nuovo accordo commerciale della Cina

Mia cara Berenice,

mi chiedi – giustamente – cosa sia questo grande accordo commerciale a trazione cinese di cui parla tanto la stampa.

La risposta è: non lo so. Non ancora. Mi devo documentare.

Per il momento, posso darti qualche nozione spicciola sul contesto.

A livello internazionale, la principale sede di coordinamento in quest’ambito è l’Organizzazione Mondiale del Commercio, con sede a Ginevra, estranea al Sistema ONU e impantanata da anni.

La pandemia, data la sua associazione con Wuhan, sembrava un’ottima occasione, in mano agli Stati Uniti, per indebolire la Cina, ma così non è stato.

La Potenza asiatica ne è anzi uscita rafforzata, trovando una soluzione non farmacologica prima ancora del rinvenimento di terapie e vaccini. Uno di questi ultimi, peraltro, sarebbe già in fase di somministrazione in Cina, a beneficio di quello che potremmo definire un pubblico selezionato.

C’è poi un ulteriore elemento di cui si parla pochissimo, ma che stuzzica enormemente la mia febbrile fantasia. Sto parlando dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, un’alleanza russo-cinese annunciata nel 2001. Per la precisione, ne fanno parte anche altri Paesi asiatici, ma inevitabilmente richiama un asse Mosca-Pechino, peraltro non del tutto inedito.

Dammi tempo e ti invierò notizie più approfondite.

Un saluto e una promessa.

Stan