Il caso Schilirò e la frammentazione della conoscenza

Mia cara Berenice,

in Italia, le produzioni televisive del genere poliziesco sovrabbondano, ispirate anche dalla molteplicità di Corpi di Polizia: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanzia, Corpo Forestale dello Stato (ora inglobato nell’Arma). A nessun sceneggiatore sembrano interessare i Corpi di Polizia Municipale, confinati nel film “Il vigile” con Alberto Sordi (Italia, 1960).

Per l’effetto, si moltiplicano anche le investigatrici, la più famosa delle quali è probabilmente la specializzanda in medicina legale Alice Allevi, creata dalla penna di Alessia Gazzola e rilanciata dalla TV di Stato. Te ne avevo già parlato, ricordi?

C’è però una poliziotta più famosa di ogni altra, ed è il Vice-Questore Nunzia Alessandra Schilirò, già capo della IV Sezione della Squadra Mobile di Roma.

Le luci della ribalta, la Schilirò le ha trovate sul palco di una manifestazione contro la Certificazione Verde, dove ha preso in mano il microfono per sostenere le ragioni della protesta, ragion per cui è stata giustamente sospesa senza stipendio dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza.

Acquisito il provvedimento di cui si è detta stupita, la Schilirò è salita sui rostri della Rete, consegnando al cyberspazio un’arringa delirante in cui si mescolano fisica quantistica, “energia dell’universo”, “matrice femminile”, concepimento, yin e yang, numerologia, astrologia, cattolicesimo e storia dell’arte.

Poco male, dirai tu, la Rete è piena di farneticazioni. Ma questa particolare baccante ha superato il concorso da Commissario di Pubblica Sicurezza, considerato tra i più difficili, e ha poi scalato i ranghi della Polizia di Stato, accumulando oltretutto premi e un curriculum di tutto rispetto.

Se sono stupito? No. Penso che sia una cosiddetta raccomandata? Nemmeno. Nella mia breve, ma variegata carriera professionale, troppe volte sono rimasto basito – come villico pellegrino a bocca aperta, ma non per mistica meraviglia o ammirazione – al cospetto a professori ordinari, magistrati, dirigenti generali e figure apicali varie ed eventuali, create dall’infinita fantasia del legislatore italiano.

Il primo problema è, con ogni probabilità, l’apprendimento meccanico e mnemonico, troppo spesso dato per buono o addirittura lodato a scuola e negli atenei: da ex studente ed ex assistente universitario, posso affermarlo con una certa cognizione di causa.

Il secondo, a cui già ti avevo accennato, è quello della frammentazione della conoscenza.

Nella sua granularità più estrema, essa ti porta ha incontrare docenti universitari di diritto dei trasporti che conoscono ogni ingranaggio della Convenzione di Ginevra del 1956 sul trasporto su gomma e ignorano perfino i rudimenti del trasporto ferroviario, marittimo e aereo… non parliamo poi di diritto civile, penale o amministrativo.

Nei casi meno estremi e più ricorrenti, troviamo invece un’eccellente dirigente di polizia che è, al tempo stesso… be’… diciamo, potentemente influenzata da teorie stravaganti, fino a essere dimentica dei doveri della divisa.

Insomma, per sintetizzare e per calcarmi in testa, fino in fondo, la parrucca tarlata, mancano solide basi di cultura generale.

Sarebbe facile puntare il dito, con il solito provincialismo italico, contro lo smantellamento della riforma Gentile, la decadenza dei Licei e i deficit della scuola in generale. La verità è che analogo fenomeno si riscontra anche fuori dai nostri angusti confini, compresi gli ambienti di stampo anglosassone, dove ancora i privilegiati frequentano preparatory school o altri istituti analoghi e citato i classici latini e greci, come il Primo Ministro britannico in carica, Mister Johnson.

Del resto, non si fa che ripetere come la classica istruzione formale debba ormai essere soppiantata dall’apprendimento permanente (lifelong learning). Ne deriva che il faro sulla cultura generale non può più spegnersi con la consegna del diploma superiore, ma deve restare acceso anche durante gli studi universitari, nelle successive carriere accademiche e, nei limiti del possibile, anche in ambito lavorativo.

Porta pazienza, mia cara Berenice.

Il fatidico traguardo della quarantina per me si approssima e, del resto, ci siamo conosciuti nei Fori Imperiali, non al CERN di Ginevra.

Un polveroso saluto.

Stan