L’ingorgo

Mia cara Berenice,

trasferta in Veneto, tempo di aperitivi. Io arrivato per San Marco e la Festa dei Lavoratori, il mio amico di Londra per il May Day e l’incoronazione di Re Carlo III. Incontro fissato in uno storico borgo, porta per le Alpi.

Parto da casa e, quasi subito, mi trovo bloccato nel traffico. Un ingorgo davanti alla Stazione Ferroviaria del tutto inspiegabile, dal momento che davanti a noi non c’era nessun semaforo, ma esclusivamente rotatorie, come usa in Veneto. Sulla parallela era in corso uno spettacolo di tamburini e sbandieratori, ma, alla luce della disposizione delle strade, non c’era alcun nesso logico con il serpentone di auto.

È molto probabile, naturalmente, che mi sia sfuggito qualcosa, io stesso ho ipotizzato che le rotatorie ricavate da quelli che erano incroci semaforici fossero troppo minuscole e quindi congestionate oppure che involontariamente privilegiassero il flusso proveniente da strade in cui i veicoli potevano prendere più velocità e quindi imboccare la rotatoria in modo più aggressivo.

Tuttavia, la letteratura scientifica riconosce che, a volte, gli ingorghi non hanno alcuna vera ragione. Esiste perfino una locuzione inglese, “phantom traffic jam”, letteralmente “ingorghi fantasma”. È come se, di punto in bianco, il grande serpente urbano si impigrisse e si adagiasse su una delle sue spire squamose.

Un saluto a colpi di clacson.

Stan

Al centro di un piatto

Mia cara Berenice,

ieri sera, se fossi stata alle mie spalle fisicamente oltre che idealmente, avresti visto, al centro del mio piatto, sul desco apparecchiato per la cena, un disco bianco abbrustolito che ti avrebbe ricordato un’ostia o un’arepa.

Si trattava, in realtà, di un formaggio denominato “tomino”, perfettamente commestibile a crudo, ma solitamente servito grigliato o cotto in padella: un alimento generalmente associato – non so con quanta correttezza filologica – alla montagna e, infatti, sul piatto gli facevano corona delle fette di salame.

Mi avresti posato la mano fresca sulla spalla e mi avresti chiesto conto di quella preparazione, nel cuore di Roma e di un’estate particolarmente calda. Ti avrei risposto: “Mi fa piacere la tua domanda, cara, perché mi dà il destro di passare in rassegna tutte le eccezionali circostanze che, convergendo come gli steli di un mazzo di fiori, hanno portato a questo risultato”.

“Innanzitutto, come sai, sono in isolamento in quanto contagiato. Quindi ho chiesto ad A. e a suo marito il favore di farmi una grossa spesa, abbondando in insaccati e latticini, essendo sgradevole trafficare ai fornelli in queste circostanze. Da qui il tomino”.

“Ho deciso di non stemperarne l’anima montana, magari consumandolo a crudo a dadini, perché oggi è una giornata di relativa tregua dal caldo. Tanto valeva approfittarne, si sa quanto possano annoiare le preparazioni estive come l’insalata di riso; soprattutto dopo che la mensa dell’Ufficio del Primo Ministro mi ha letteralmente ingozzato di farro”.

“Infine, sul lato superiore visibile, la bruciacchiatura è un poco accentuata, perché mi sono fatto distrarre dal film con Gloria Guida che proprio ora puoi ammirare in TV”.

Presumo tu non sappia chi è Gloria Guida, ma di certo l’avresti riconosciuta al volo sullo schermo e alzato gli occhi chiari al cielo.

Un colpevole saluto.

Stan