L’Imperatore del Brasile

Mia cara Berenice,

per una volta, debbo a malincuore dare ragione a tua madre, ha fatto benissimo a recarsi a Lisbona per salutare il cuore sotto formaldeide dell’Imperatore Pietro I del Brasile, restituito alla Madrepatria per commemorare i duecento anni dall’indipendenza.

In Europa, a malapena si ricorda che il Brasile fu un Impero dal 1822 al 1889, una monarchia costituzionale moderna e prospera a cui la proclamazione della Repubblica, imposta dalla solita cabala di militari, portò davvero pochissima fortuna.

Del resto, fu proprio il trasferimento della Casa Reale di Portogallo in Brasile, a seguito della calata di Napoleone nella Penisola Iberica, ad avviare la formazione dell’identità nazionale della colonia.

Pietro I, il cui cuore sta attraversando l’Oceano Atlantico su un aereo militare brasiliano, era appunto un Re del Portogallo, con il nome di Pietro IV.

Sotto il lunghissimo regno di suo figlio, l’Imperatore Pietro II, il Brasile raggiunse lo zenit della grandezza e della prosperità.

Il Governo Imperiale, pungolato da quello britannico, lavorò tenacemente per abolire la schiavitù, ma al tempo stesso resistette all’arroganza di Londra che esigeva riparazioni sproporzionate e pretestuose per un paio di incidenti di navigazione.

Se tutto questo non bastasse, l’Impero del Brasile offriva titoli nobiliari esotici come quello di Duca di Santa Cruz, Marchese di Paraná, Conte di Porto Alegre e Visconte di Rio Branco.

Independência ou Morte!

Stan

La guerra delle favela

Mia cara Berenice,

non che sia una consolazione, ma non solo in Ucraina si combatte. No, non parlo dello Yemen o del Mali, ma delle bianche spiagge di Rio di Janeiro.

Ieri, quattrocento teste di cuoio della polizia brasiliana con dieci blindati e quattro elicotteri hanno attaccato la favela di Alemão, perdendo un uomo e uccidendo sedici miliziani delle bande locali. Infine, il fuoco incrociato avrebbe ucciso un civile; queste, almeno, le cifre ufficiali.

Operazioni del genere nelle favela sono piuttosto comuni e sembra abbiano raggiunto un picco prima delle Olimpiadi di Rio del 2016.

Nelle foto scattate dalla Reuters si vedono le mimetiche e le uniformi nere del BOPE, il Battaglione Operazioni di Polizia Speciali brasiliano, reso famoso dal film “Tropa de Elite” (Brasile-USA, 2007), vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2008.

Questa unità è talmente specializzata in guerriglia urbana da aver inventato un veicolo blindato e corazzato unico nel suo genere, il Pacificatore detto Teschio o Cranio. Così lo descrive, in una testimonianza rilasciata ad Amnesty International, un abitante della favela di Caju: “Immaginate un veicolo corazzato con i contrassegni ufficiali e il simbolo di un teschio e una spada, e poi la polizia che spara”. A spiegare in termini più tecnici la scena, sempre nel rapporto, è un colonnello del BOPE: “Noi operiamo come in una guerra convenzionale: il carro armato funge da avanguardia e la fanteria circonda il nemico”.

L’arrivo del Teschio è preceduto da altoparlanti che diffondono messaggi come “Siamo qui per proteggere la comunità! Per la vostra incolumità, restate in casa!” A volte, il tono è meno burocratico e più cupamente poetico: “Siamo venuti a prendere le vostre anime”.

Il Teschio, oltre che di diverse feritoie per fucili d’assalto FAL con pallottole perforanti, sarebbe munito di uncini per appendere i cadaveri dei nemici abbattuti ed esibirli alla favela.

La sceneggiatura di “Tropa de Elite”, del resto, la dice lunga sui metodi non proprio contraddistinti da legalismo del Battaglione.

“Cadetto, questo rapporto va rifatto. Dice: corpo rinvenuto sulla spiaggia. Ragazzo, se è rinvenuto sulla spiaggia è un annegamento”.

“Ma comandante, sul corpo c’è un foro di pallottola!”

“Da quando sei un medico legale?”

Le favela esistono anche in Venezuela, sono note collettivamente come barrio e circondano completamente Caracas come un anello, incombendo sulla città dalle alture circostanti. Il rapporto tra barrio e Autorità è più ambiguo e complesso che in Brasile. I miliziani del barrio hanno generalmente in tasca la tessera del Partito Socialista Unitario del Venezuela e, quando c’è bisogno di disperdere o spaventare l’opposizione, le bande si trasformano in “Comitati per la Difesa della Rivoluzione” e calano in città. In cambio di questo servizio, il Governo concede generosi sussidi a pioggia e tollera che le abitazioni del barrio si allaccino abusivamente alle reti elettriche, telefoniche, etc.

Un crepitante saluto.

Stan