Via Crucis

Mia cara,

come sai, quest’anno sono stato trattenuto a Roma per Pasqua e quindi ho in programma di assistere, per la prima volta, alla Via Crucis del Santo Padre al Colosseo. La folla sarà certamente fittissima, ma tenterò l’impresa con un’oculata pianificazione e logistica, indispensabili per conseguire qualunque obiettivo strategico o tattico nella Capitale.

In ogni caso, la ieraticità della cerimonia di stasera già idealmente si fonde con la bellezza minimalista e spoglia, romanica degli uffici vuoti, in cui ho galleggiato felicemente come un pesce nel mare. Nei corridoi deserti non avrebbe stonato affatto l’incedere di un solitario crocifero salmodiante, accompagnato al massimo da un accolito con il turibolo. Al posto del Rosario e delle stazioni, avrebbero potuto recitare i comunicati sindacali di auguri che si affastellavano nelle caselle mail, incorporei e silenziosi.

Come sai, è stata una settimana pesante e avevo bisogno di buone notizie. Si avvia a conclusione, finalmente, una grossa vertenza sindacale. Gli incipit assegnatimi per la valutazione dagli organizzatori del torneo letterario mi sembrano, a una prima occhiata, di ottima qualità, maggiore rispetto all’anno scorso. La giornata lavorativa passata in compagnia di una cara amica.

E poi, la tranquillità ristoratrice di queste ore. Un sole pallido lambisce i muri di Roma, in questo principio di aprile insolitamente freddo e pungente. Domani pioverà e forse anche domenica, Pasqua.

Pasqua di Resurrezione.

Il lieto fine della Via Crucis.

Uno speranzoso saluto.

Stan

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