La battaglia dell’Immacolata

Mia cara Berenice,

da tempo immemorabile, a Roma si scontrano potere religioso e potere civile.

Tutti abbiamo visto, in qualche peplum hollywoodiano, i primi cristiani dati in pasto ai leoni, al Colosseo.

Poi furono le insegne imperiali a essere ammainate, mentre sorgeva il potere del Vescovo di Roma che, dalle rovine di templi e palazzi, traeva il titolo di Romano Pontefice.

Come un Imperatore insediato da cortigiani e pretoriani, il Pontefice dovette a sua volta difendersi da aristocratici locali e nuovi Cesari e Augusti.

Messa finalmente in sicurezza Roma, circondata da Stati Pontifici e Legazioni, calarono le Armate francesi, prima rivoluzionarie poi napoleoniche.

La Restaurazione ebbe vita breve e nel 1870, dopo infinite schermaglie, entrarono a Roma le truppe italiane.

Il conflitto tra Stato e Chiesa, tuttavia, non cessò, nemmeno con i Patti Lateranensi del 1929. L’ultimo Concordato è del 1984 e appena l’anno scorso se ne chiedeva la risoluzione, dopo che la Segreteria di Stato aveva presentato all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede una nota critica sul naufragato Disegno di Legge Zan contro le discriminazioni di genere.

Un’ulteriore battaglia di questa eterna guerra è stata combattuta ieri, festa dell’Immacolata Concezione. A Piazza Venezia, epicentro del potere civile sotto il fascismo, il Sindaco ha acceso l’albero di Natale cittadino. Il pulsante fatidico è stato ovviamente premuto con il buio, ma, per qualche ragione, si era sparsa la notizia che la cerimonia fosse in programma per le sedici. Esattamente l’ora in cui Sua Santità Papa Francesco, nella vicina Piazza di Spagna, rendeva omaggio alla Statua della Vergine, sul pinnacolo dell’obelisco.

Qual è stato il risultato di questo scontro tra Titani? Come sempre, ad andarci di mezzo sono i civili, ritrovatisi in balia di una città paralizzata, con più furgoni della Celere che autobus dell’ATAC, nel pieno delle compere natalizie, oltretutto incentivate dal Comune offrendo mezzi pubblici gratuiti e perfino buoni taxi. Civili ignari, perfino dimentichi, come nel mio caso, di entrambe le cerimonie.

S.O.S. che, mai come in quel caso, significava: salvate le nostre anime.

Can’t you hear me, S.O.S.?

Stan

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