Un normale fine settimana nell’India Britannica

Mia cara Berenice,

piove.

Piove.

Piove.

Piove esattamente come l’ultimo fine settimana e quello prima.

Stamane ho asciugato le scarpe con il phon, non accadeva dai tempi del Belgio. Quantomeno, ero già esperto della brutale tecnica da utilizzare, infilando lo strumento nella scarpa, perché la parte più ostica è l’interno della punta.

Secondo le previsioni, la pioggia insistente continuerà ad accompagnarci almeno fino a metà mese. Sembra la stagione dei monsoni, nell’India Britannica.

Dopo un effimero sole, ora il cielo torna a scurirsi. Speriamo non salti la partita di polo, ci sarà anche il Vice-Governatore e volevo fortemente perorargli la causa della povera Lady Elizabeth.

Il marito è colonnello del Genio dell’Esercito Indiano e Calcutta continua a spedirlo in misteriose missioni tra la Frontiera e il Caucaso. Il risultato è che non solo la poveretta, fresca sposa, gode ben poco della compagnia del marito, ma è vittima di voci incontrollabili e maligne, senza avere chiari elementi per spegnerle.

Possibile che l’Impero non possa fare a meno di suo marito o, almeno, conferirgli un incarico ufficiale? Ecco i danni della paranoia antirussa. Eppure Sir Chingley stesso si è detto sicuro, alla presenza del Nizam in persona, che lo Zar non ha né i mezzi, né la logistica per calare sul Subcontinente.

Sono questa pioggia e questi venti, e gli sguardi cinerei dei sepoy, e le pire dei fuoricasta, a darci alla testa.

Vostro devotissimo,

Stan

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