La luce rossa

Mia cara Berenice,

ieri sera, sul canale televisivo della Conferenza Episcopale Italiana, dopo il Santo Rosario e il telegiornale, trasmettevano “Roma città aperta” (Italia, 1945) di Roberto Rossellini, con Aldo Fabrizi e Anna Magnani.

Il bianco e nero, il formato né flat né scope, l’eleganza innata del capolavoro mi hanno riportato in un altro tempo, dove perfino il male assoluto aveva una sua compostezza di rituali borghesi, carte bollate, macchine da scrivere pestate dagli appuntati, dove la paura non aveva bisogno di urla né di graffi sulle lavagne per entrare nelle ossa.

Lì nasceva, forse, l’archetipo del nazista posato, colto e cortese, portato al parossismo da Christoph Waltz in “Bastardi senza gloria” (USA-Germania, 2009). La finta pistolettata con cui grazia ironicamente Shosanna, immeritevole per la sua insignificanza del piombo del Reich, non è altro che l’estremizzazione di quella, noncurante e meccanica, con cui l’ufficiale tedesco fredda il prete della Resistenza, dopo il fallimento del plotone d’esecuzione italiano.

Più indietro, più indietro ancora, nell’Antica Roma dei peplum, dove i sofisti venuti dalla Grecia argomentavano con pari abilità tesi opposte nel Foro e in Senato, scandalizzando i conservatori. “Ecco cos’era il nazifascismo, altro che la vittoria della destra di ieri!” “Ecco cos’era il nazifascismo, e noi assistiamo con tanta indifferenza alla vittoria della destra, ieri!”

Poi, improvvisamente, è scattato – non certo per la prima volta – l’allarme della scuola accanto a casa mia, dove appunto si trova il seggio elettorale, quasi certamente innescato da una pallonata dei ragazzini che, come gli scugnizzi dei film neorealisti, giocano a pallone o a cricket nel largo antistante, fino a tarda notte.

Quel grido acuto io l’ho visto attraversare l’aria davanti al bianco e nero cinematografico dello schermo, come un fascio di luce rossa rubino. Era la lampada appesa alla porta di un bordello, era il bagliore del metallo fuso colante in un’acciaieria, era l’occhio di HAL 9000… qualunque cosa fosse, mi ha riportato bruscamente nel 2022, sul mio divano.

Un ruvido saluto.

Stan

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