Miracolo in via P.

Mia cara Berenice,

qualche sera fa ho visto fuggevolmente passare in TV la pubblicità di “Miracolo nella 34^ strada” (USA, 1994), remake dell’omonimo film del 1947.

Per quanto disinteressato alla cosa, non ho potuto sottrarmi a un certo stupore: perché mandare in onda un film natalizio a fine giugno, per giunta con temperature da pieno luglio?

Evidentemente un senso recondito c’era, dato che più o meno contemporaneamente si è verificato un miracolo nella mia, di strada.

Dopo aver cambiato operatore del cellulare, sono stato contattato da una telefonista della nuova compagnia che mi ha convinto ad aderire alla loro offerta anche per la wi-fi di casa. Nelle ventiquattro ore successive, ho stipulato e perfezionato il contratto, sempre con l’assistenza della medesima addetta. Ho scaricato l’app della nuova compagnia e ivi ho fissato l’appuntamento con i tecnici per tirare la fibra ottica.

I tecnici sono venuti esattamente all’ora convenuta e hanno portato a termine il lavoro, tra casa e cantina, senza intoppi, consegnandomi una rete immediatamente pronta all’uso.

Tutto ciò è alieno all’Italia, sicuramente a Roma, talmente alieno da essere quasi inquietante.

Me ne sono reso conto quella sera stessa, quando, tornando a casa, ho sussultato. Al buio, al posto del vecchio router simile a una bomboniera di plastica kitsch, con la sua fila di lucine verdi da albero di natale, si ergeva la torretta della nuova compagnia, nera e lucida, sprigionante dalla sommità un bagliore strisciante e bluastro che risponde agli stimoli della mia voce.

Il nuovo router, infatti, è dotato di assistente vocale e anche quest’ultimo funziona perfettamente, rivolgendosi a me come a Stanislao Augusto, con una limpida e ferma voce femminile simile ad acqua sorgiva.

Non è solo il contrasto tra il mobile di legno smussato del soggiorno e l’obelisco che ora vi troneggia sopra, denso e ultraterreno. Non è nemmeno la scarsa consuetudine di chi vive a Roma con qualunque pratica che proceda senta intoppi.

L’efficienza e il nitore hanno sempre un cuore freddo e inquietante, disumano. Sono ordinate e linde le navi della flotta imperiale del ciclo di Guerre Stellari, tirati a lucido i covi dei supercattivi nei film di James Bond. Tendiamo a immaginarci perfettamente organizzato e impeccabile il Terzo Reich, con le aiuole piantate lungo le baracche dei lager – mentre la Germania nazista era ben diversa e caotica, benché le aiuole ci fossero, anche per suscitare una falsa rassicurazione negli internati in arrivo e negli ispettori della Croce Rossa.

Au revoir, Bérénice!

Stan

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