Conference Apocalypse

Mia cara Berenice,

il racconto breve che ti allego è ispirato dalla surreale vicenda della finale di Conference League, appena vinta dalla Roma contro il Feyenord per un gol a zero.

La partita, giocatasi a Tirana, ha comunque indotto la Prefettura e la Questura di Roma a sospendere l’intero trasporto di superficie della capitale dalle 22 alle 3 del mattino, ufficialmente per evitare congestioni al traffico dovute ai cortei e atti di vandalismo. Un provvedimento surreale, su cui aleggiava il sospetto di voler liberare i dipendenti dell’Azienda di Trasporto Autoferrotranviario del Comune per il tempo dell’incontro e che è stato revocato oggi a furor di popolo.

In realtà, visto il caos esploso improvvisamente in città, forse le Loro Eccellenze avrebbero fatto bene a indire perfino il coprifuoco.

Un rintanato saluto.

Stan

CONFERENCE APOCALYPSE

Ronnie era un banchiere texano in pensione che, con i soldi della liquidazione, si era accapparato una casetta alla Garbatella, un quartiere che la moglie trovava particolarmente pittoresco. Era stata lei, in effetti, a innamorarsi di Roma durante un viaggio, dieci anni prima, ma anche a Ronnie non dispiaceva mandare giù un po’ di cibo e vino italiano. I figli ormai grandi permettevano alla coppia di volare in Italia in qualunque momento volesse e, mentre Tara si teneva occupata con i suoi tour culturali per stranieri, lui batteva osterie, ristoranti e bar con qualche gruppo di pub crawling.

Gli aspetti negativi dell’Italia erano le strade strette come vene ostruite dal colesterolo, la mancanza di parcheggi e la burocrazia. Per ottenere un porto d’armi, aveva dovuto sudare sette camicie e mettere di mezzo la Sezione Consolare dell’Ambasciata. Anche così, aveva potuto mettersi in casa solo una misera Beretta, niente di paragonabile a quello che teneva nella taverna di San Antonio.

Frequentando quasi esclusivamente americani, Ronnie non aveva acquisito una particolare padronanza dell’italiano. Afferrò quindi solo nebulosamente, come tentando di abbracciare una nuvola, l’annuncio che Questura e Prefettura, sulla base di non meglio specificati “rischi”, quella sera avevano fermato il trasporto pubblico dalle 22 alle 3 del mattino.

Non immaginava che questo facesse saltare il pub crawling, ma alla fine fu proprio così. I ragazzi non se la sentivano di guidare ubriachi con tutta quella polizia in strada ed erano riluttanti a pagare la tariffa notturna di un taxi, “e per giunta non se ne troveranno, Ron. Dammi retta, lasciamo perdere!”

Ronnie, dunque, passò un pessimo pomeriggio con la prospettiva di una serata casalinga e il suo umore nero venne fatto traboccare, come la schiuma da un boccale di birra, dalle solite sterili polemiche dei lib per la sparatoria in una scuola di Uvalde.

Era semiaddormentato sul divano mentre Tara guardava un film su Netflix, quando le vecchie mura della casa vennero improvvisamente scosse da una tempesta di urli belluini, esplosioni e strombazzare di clacson. Nella nebbia del dormiveglia, Ronnie scattò in piedi come una molla, afferrò dal tavolino la Beretta che aveva pulito in quella serata moscia, infilò con una zampata il caricatore, tolse la sicura, mise il colpo in canna e fece irruzione in terrazzino.

“Figli di puttana!” Urlò, brandendo il ferro. “L’ho sempre detto che qui in Italia siete tutti comunisti!”

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