Sugli affondamenti più illustri

Mia cara Berenice,

in tempi di guerra di propaganda, abbiamo le vere navi fantasma, gli Olandesi Volanti del Mar Nero: la Moskva.

Colpita da un attacco missilistico secondo l’Ucraina, vittima di un incendio secondo la Russia – non che questa seconda eventualità sia meno imbarazzante.

Danneggiata, anzi affondata, anzi piegata su un fianco, anzi rimorchiata in porto, perfino “in grado di navigare” secondo il Pentagono.

Un’ambiguità che trasforma il robusto scafo d’acciaio in materia impalpabile, confusa nel cielo e nell’acqua, e forse proprio questo rende il caso della Moskva simbolico.

Le navi, del resto, hanno una profonda attitudine a fungere appunto da simbolo, soprattutto nel loro canto del cigno finale.

Il celebre caso del Titanic, nel 1912, segnò la fine della gaudente e ottimistica Belle Époque, con la Grande Guerra ormai alle porte.

L’autoaffondamento della corazzata tedesca Bismarck, nel 1941, metteva fine al periodo di grazia della Wehrmacht e dava il la alla riscossa britannica: la battaglia d’Inghilterra era finita, l’anno successivo sarebbe arrivata la battaglia di El Alamein.

L’epilogo della supercorazzata Yamato, nel 1945, fu lo stesso del Giappone imperiale.

Il siluramento dell’incrociatore General Belgrano da parte del sommergibile nucleare britannico Conqueror, nel 1982, preannunciò all’Argentina che l’annessione delle Isole Falklands non sarebbe stata la passeggiata militare cui si pensava all’inizio.

Perfino il tragico incidente della Costa Concordia, nel 2012, suscitò nella stampa internazionale commenti sul carattere nazionale italiano che si pensavano relegati alle sprezzanti annotazioni degli aristocratici inglesi, francesi e tedeschi del Grand Tour. A caldo, per Vanity Fair la nave da crociera diventò “l’apogeo dell’edonismo mediterraneo”; il comandante della nave, il famigerato Francesco Schettino, “l’oggetto del disprezzo internazionale. Focoso e abbronzatissimo, i capelli scuri imbrillantati”. A freddo, tre anni dopo l’Independent ammise che “da gran parte dei media mondiali, questo ex comandante perpetuamente abbronzato con i capelli alla triglia è stato allegramente ritratto come il tipico italiano: vistoso, subdolo e codardo”.

Insomma, le navi vanno maneggiate con cura, non solo in senso letterale.

Ahoy!

Stan

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