Sulla costituzione dell’Arabia Saudita

Mia cara,

non credo sia così strano che la tua amica dell’Accademia delle Belle Arti si chiami Principessa Saud. A quanto ho capito, la Famiglia Reale saudita è praticamente un’etnia, con decine di migliaia di membri e di Principi.

Per quanto riguarda la vostra appassionata disputa sui diritti della donna nel Regno, ti consiglierei di non alzare troppo la voce con Sua Altezza: il caso Khashoggi che tu stessa hai citato, dopotutto, dimostra che il Governo saudita non ha troppe remore a usare la mano pesante fuori dai suoi confini.

Certo che hai ragione tu sulle presunte riforme annunciate o attuate nel Regno.

In uno Stato dall’ordinamento fluido come l’Arabia Saudita, è difficile distinguere le politiche pubbliche dal capriccio momentaneo del Sovrano o di chi manovra dietro le quinte del trono, così come, nella Germania nazista retta dal Führerprinzip, la parola di Hitler o di un suo manutengolo poteva essere interpretata e trasmessa come legge dello Stato.

Volendo essere formalisti, l’Arabia Saudita non ha nemmeno una costituzione, ma solo una Legge Fondamentale di Governo, promulgata per Regio Decreto nel 1992.

Volendo essere ancora più formalisti, l’articolo 1 della Legge designa quale Costituzione il Corano e la Sunna, ossia le norme emanate da Maometto anche per facta concludentia. Corano e Sunna, come sai, sono soggetti a diverse ricognizioni e interpretazioni, nessuna delle quali autoritative, a differenza di quanto avviene per determinati atti del Pontefice o dei Concili Ecumenici nel Cattolicesimo.

L’articolo 45 della Legge disciplina le autorità religiose, ma senza renderle partecipi del potere legislativo, esecutivo o giudiziario e menzionando solo le fatwa, i responsi dei giuristi islamici tradizionalmente considerati non vincolanti. Il potere giudiziario è riservato a giudici nominati dal Re e soggetti solo alla legge islamica, nonché alle norme emanate dal Re stesso. Non consta che abbiano il potere di dichiarare nulle, annullare o disapplicare le leggi regie, nemmeno per contrasto con il diritto islamico.

Il potere legislativo è disciplinato in modo stringato, vago e nebuloso. Dal raffronto della Legge sul Consiglio Consultivo del 1992 e della Legge sul Consiglio dei Ministri del 1993, si evince che sostanzialmente il Re legifera per decreto.

A tutto questo, aggiungi che le regole per la successione al trono non sono affatto chiare. La corona spetta alla famiglia Saud che però, come abbiamo detto, è vastissima. Il trono non si eredita automaticamente secondo il vincolo di sangue, come accade nella maggior parte delle monarchie, ma la linea di successione viene determinata in concili familiari sui quali la Legge Fondamentale serba il silenzio più completo, così come sul criptico obbligo di “consultazione” (shura) del Sovrano, di cui il Consiglio Consultivo è espressione principale, ma non esclusiva. Secondo la BBC, un regio decreto del 2007 avrebbe istituito un ulteriore Consiglio (denominato “di Fedeltà”) per prevenire incertezze, intrighi e lotte di successione. Obiettivo mancato, se è vero che, tra il 2017 e il 2020, ci sarebbero state delle vere e proprie purghe all’interno della Famiglia Reale, con numerosi arresti eccellenti e qualche morte sospetta.

In un simile contesto, se da un lato si può dire con certezza che l’Arabia Saudita è uno Stato non democratico e ultraconservatore, dall’altro è assolutamente impossibile stabilire se le timide riforme liberali citate dalla tua amica siano sincere o anche solo coerenti con l’indirizzo politico generale.

Di certo, si tratta di un’organizzazione statuale del tutto magmatica e imprevedibile, la cui esistenza e sovranità su deserti impregnati di petrolio e sui luoghi più sacri dell’Islam costituisce senza dubbio un enorme grattacapo per le diplomazie straniere.

Un saluto a braccia allargate.

Stan

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