Riavvolgi

Mia cara Berenice,

scusa il mio silenzio protratto, al netto del bigliettino d’auguri graziosamente recapitatoti da Pavel.

Gli è che la mia trasferta nelle Venezie per le festività ha avuto risvolti inaspettati, e non certo sotto il profilo delle frequentazioni galanti a cui starai pensando. Partito dalla quieta, paciosa Roma, mi sono ritrovato improvvisamente in un lazzaretto, nelle case più isolamenti fiduciari che alberi di Natale, davanti ai centri test code più lunghe che alle porte dei centri commerciali. Riavutomi dallo stupore, ho finalmente cancellato tutti i miei impegni, fatta eccezione per i più importanti che farò precedere da un tampone.

Proprio il richiamo all’ispezione della cavità nasali, peraltro, mi dà il destro per riprendere le fila da giovedì sera, l’Antevigilia. Uscito dal Ministero, ebbi l’ispirazione di sottopormi subito a tampone, anziché attendere la mattina successiva: tanto, com’è mia abitudine, sarei tornato a casa a piedi.

Poche cose sono più densamente romane di un gazebo per i test covid in piena Piazza di Santa Maria in Trastevere, con i moduli cartacei vidimati con il timbro a secco della farmacia, i litigi con l’operatore sulla documentazione richiesta, la fila continuamente spezzata dall’andirivieni di turisti e un artista di strada che, armato di chitarra, massacrava spietatamente i principali successi canori nazionali.

“Gli ho offerto cinquanta euro per andarsene,” assicurava il titolare della farmacia che dirigeva bonariamente i lavori, “ma non li ha voluti”.

Un melodico saluto.

Stan

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