L’uovo di Colombo dei concorsi universitari truccati

Mia cara Berenice,

a intervalli piuttosto regolari, la nostra Magistratura si accorge che i concorsi universitari sono truccati. A finire sul Registro degli Indagati, a questo giro, anche il Prof. Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano ed esegeta fra i più rigorosi della pandemia in corso.

Verrebbe la tentazione di prendere carta e penna e scrivere al Ministro della Giustizia o al Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione.

“Eccellenza,

al fine di non dissipare risorse investigative, mi pregio di informarLa che i concorsi universitari, quantomeno se strettamente raffrontati al paradigma legale, sono tutti truccati, da quelli per l’assistentato fino a quelli per l’ordinariato.

A volte, forse anzi nella maggior parte dei casi, sono truccati a fin di bene. Il membro della Commissione segnala cioè uno studente, un ricercatore o un docente del cui valore è sinceramente convinto.

In altri casi, a prevalere sono il nepotismo, l’alcova, la baronia, il localismo o la cordata accademica.

Questa prassi è in buona parte inevitabile e va ricondotta non solo e non tanto al malcostume nazionale, quanto a un problema universale dell’Accademia, ossia la tendenza dei suoi membri a concentrarsi su branche, sottobranche e argomenti del sapere sempre più angusti e ristretti.

Ne deriva che un determinato, sottilissimo filone di ricerca viene monopolizzato da una ristretta cabala che finirà per lottizzarlo, per quanto bizantine siano le procedure escogitate per nominare, estrarre, designare le Commissioni.

In questa Accademia ad alveare, l’unica remota possibilità di rendere concorrenziale e contendibile la singola celletta è una internazionalizzazione spinta, basata su un uso esteso della lingua inglese e, ovviamente, sull’offerta in Italia di condizioni di lavoro più simili a quelle vigenti negli Atenei ed Enti di ricerca stranieri.

Invece, nel 2018, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima l’iniziativa del Politecnico di Milano di organizzare corsi solo in lingua inglese, al termine di una causa per cui si sono scomodate la Corte Costituzionale e l’Accademia della Crusca.”

Il problema dell’iperspecializzazione dell’Accademia e della frammentazione del sapere mi sta, da sempre, molto a cuore.

Ti prego perciò di sollevarlo nei più qualificati circoli di Vienna e tenermi edotto di eventuali sviluppi di interesse.

Un caro saluto.

Stan

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