Di donne e di polemisti

Mia cara Berenice,

in questo finire d’agosto, il Comune di Roma ha avuto la bella iniziativa di aprire la sua porzione dei Fori Imperiali, il cui pezzo più pregiato è la Colonna Traiana: con tanto di guida, e tutto per quattro euro!

Arrivati all’altezza della Curia Senatoria, la prelodata guida ha aggiunto la bellezze dell’eloquio a quella sua personale e dello scenario: “Qui si riuniva il Senato, tanto in epoca repubblicana, quanto in epoca repubblicana. Eppure, dove è stato pugnalato Cesare?” A Roma, è notorio come Cesare sia caduto in Largo Argentina, a relativa distanza dai Fori, fra le rovine che ora ospitano la colonia felina. “In quei giorni,” spiegò infatti la guida, “la Curia era stata danneggiata da un incendio, per cui il Senato si riuniva in Largo Argentina… ma qualcuno sa dirmi cos’è quello?” Ci indicò un tunnel illuminato che passava rasente la Curia, per poi proseguire oltre la strada in cui si trovava il nostro gruppo.

“Le fogne?” Indovinò un ragazzo.

“La cloaca,” confermò la guida.

“È davvero alta rispetto al livello della Curia,” notò egli, perplesso. In effetti, gli antichi liquami sembravano quasi sfiorare i calzari dei senatori e i lembi delle toghe preteste.

In un lampo, mi immaginai qualche cittadino polemico dell’Antica Roma che, in assenza delle reti sociali, si sfogava nel Foro o in qualche taverna della vicina Suburra.

“Hai letto l’ultimo senatoconsulto?”

“Mi ci pulisco il culo coi senatoconsulti! C’è un motivo se il Senato sta giusto sopra la cloaca!”

“Quelle cloache togate hanno reso obbligatorio il lasciapassare sanitario per entrare ai ludi!”

“Gli piacerebbe, a quegli stronzi! Faranno bene a rileggersi le Leggi delle Dodici Tavole, perché li trascinerò davanti al Pretore Urbano!”

A ogni modo, terminata la visita, il mio programma prevedeva di mangiare un boccone: c’era quel graziosissimo ristorante vista Colosseo a cui avevo portato zia E.

Tuttavia, a onta del covid e dei luoghi comuni sull’agosto romano, il centro era così affollato che mi sono rifugiato a Monti e, specificamente, in un locale specializzato in street food napoletano.

Dopo aver ordinato un panino con salsiccia e friselle, ho chiesto alla cameriera se fossero disponibili le graffe.

“Non le ho pronte, se torni fra cinque minuti te le faccio trovare”.

“Ci vediamo tra cinque minuti”.

Decorso il lasso di tempo concordato, mangiato digerito e dimenticato ormai il panino, mi ripresento.

“Eccomi qua”.

“Ti faccio preparare la graffa?”

“Certo!”

“Normale o piccola?”

Quello fu troppo e fui sul punto di andarmene, ma mi morsi la lingua.

“Normale!”

Il cuoco, suborata la gravità della situazione, di lì a poco mi porse egli stesso la graffa.

“Grazie!”

Donne, nostra croce e delizia…

Un sospiroso saluto.

Stan

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