Com’era nei piani

Mia cara Berenice,

“Com’era nei piani”, cantavano i genitori dei nubendi ne “La sposa cadavere” (USA-GB, 2005) di Tim Burton.

Com’era nei piani, gli Stati Uniti hanno ulteriormente accelerato il loro ritiro dall’Afghanistan e le analogie con quello dal Vietnam sono impressionanti: dal piccolo contingente lasciato a difendere l’Ambasciata e l’aeroporto, all’assicurazione del Presidente Biden che il sostegno al Governo locale proseguirà sotto altre forme, dalle dichiarazioni rassicuranti del Pentagono alla minaccia di attacchi aerei contro i talebani da parte del generale Scott Miller.

Sullo sfondo, l’allarme lanciato dall’Inviata Speciale ONU Deborah Lyons che ha avvertito il Consiglio di Sicurezza: negli ultimi due mesi, i talebani hanno preso il controllo di cinquanta Distretti.

Quando nel 2001, poco dopo gli attacchi dell’11 settembre, la Casa Bianca notificò il suo ultimatum a Kabul, due cose mi colpirono.

La prima, l’unanimità più unica che rara mostrata dalla comunità internazionale nel condonare l’invasione. Perfino l’ONU e la Santa Sede parlarono di diritto all’autodifesa degli Stati Uniti, anche se questo presuppone un attacco armato in corso, il Governo afghano aveva uno controllo scarso e parziale del suo territorio e gli attentati erano stati portati da al-Qaeda, quest’ultima considerata dallo stesso Governo americano una Parte belligerante distinta dall’Afghanistan.

In un articolo pubblicato nel 2002 dalla rivista Humanitäres Völkerrecht, Avril McDonald riferisce che il giudice George H. Aldrich del Tribunale Iran-Stati Uniti “concorda con la Casa Bianca sul fatto che esistono due distinti conflitti armati. Uno degli Stati Uniti e i loro alleati contro i talebani, il Governo di fatto dell’Afghanistan, svoltosi sul territorio dell’Afghanistan stesso e di natura internazionale. Un secondo fra gli Stati Uniti e i loro alleati contro al-Qaeda, non circoscritto al territorio dell’Afghanistan e la cui natura internazionale o meno è da determinarsi”.

Il secondo elemento ad attirare la mia attenzione fu la leggerezza con cui si entrava, con armi e bagagli, nelle gole sabbiose e inospitali di quella che era stata la tomba degli eserciti dei grandi Imperi. Dal suo gioiello indiano, l’Impero Britannico combatté contro l’Afghanistan, infruttuosamente, tre guerre, una delle quali nel 1919. Più nota è quella di logoramento persa dall’Armata Rossa negli anni ’70 e ’80, a cui Hollywood ha dedicato “Rambo III” (USA, 1988) e il più pregevole “La guerra di Charlie Wilson” di Mike Nichols (USA, 2007), con Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams ed Emily Blunt.

L’attuale conflitto, se non altro, ci ha dato invece “Leoni per agnelli” (USA, 2007), di e con Robert Redford, con Meryl Streep e Tom Cruise. Decisamente meno memorabile “Whiskey Tango Foxtrot”(USA, 2016), con Margot Robbie, Billy Bob Thornton e Alfred Molina. I fan della Marvel, infine, ricorderanno la genesi di Iron Man nelle grotte dell’Afghanistan.

Un frettoloso saluto in partenza da Kabul.

Stan

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