Icaro

Mia cara Berenice,

in data odierna – al netto dei fusi orari – un razzo è decollato dal Catai, con a bordo tre taikonauti che andranno a costituire l’equipaggio della stazione spaziale cinese: ebbene sì, esiste una stazione spaziale cinese.

L’ascesa del Dragone costituisce da tempo un fil rouge della nostra corrispondenza e mi sono perfino improvvisato futurista per evocare, a beneficio delle tue seriche orecchie, il tuono della futura conflagrazione sullo Stretto di Formosa.

Tuttavia, ferma restando la mia convinzione che la Cina operi su tempi più lunghi di quelli occidentali, il fragore dei razzi e il tremore dei cosmodromi non mi impedisce di vederla, in questo momento, più appesantita a terra tra squame spire e sbuffi dalle froge che svettante oltre le nuvole.

Come ti ho già scritto, la repressione a Hong Kong, prima ancora che antidemocratica, è sintomo di banalità e appiattimento. Rinunciare alla formula “un Paese due Sistemi”, concordata con la Gran Bretagna anche in vista della riannessione di Taiwan, una grande occasione perduta: e già le multinazionali abbandonano l’ex colonia, così come i residenti sviscerano i cavilli del vecchio diritto coloniale per ottenere un passaporto con lo stemma di Sua Maestà.

È poi caduto il tabù dell’origine naturale del Nuovo Coronavirus, tanto che i Sette Grandi hanno formalmente chiesto all’Organizzazione Mondiale per la Sanità una nuova indagine.

Quanto all’efficientissimo contenimento cinese, esso mostra sempre di più i suoi limiti non solo in termini di diritti individuali e riservatezza, ma di isolamento nazionale: come ha ironizzato il nostro sinologo ufficioso Alberto Forchielli, “i cinesi sono stati così bravi a fermare il COVID che hanno buttato via la chiave e sono rimasti chiusi dentro”.

I vaccini cinesi scricchiolano paurosamente in Cile, alle Seychelles e in Indonesia. Se a questo aggiungi il clamoroso fallimento del vaccino tedesco e la maledizione che sembra aver colpito il vaccino anglo-svedese, lasciando sulla piazza i soli sieri americani, sembra che l’ordine internazionale abbia meno fretta di cambiare di quanto ci attendessimo, forse per quello che Sallustio chiamava “novarum rerum studium”.

Anche l’ultima riunione dei Sette Grandi, citata poco sopra, ha visto un rilancio à la vieille école dell’Alleanza Atlantica, con l’ulteriore tocco nostalgico della minaccia russa.

Come al solito, l’Italia è intempestiva e disallineata, se è vero che, proprio oggi, l’edizione italiana dell’Huffington Post dedica la prima pagina ai Cinesi d’Italia, illustrissimi sinofili nelle cui fila vengono annoverati il defunto ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi, ma anche ex Presidenti del Consiglio vivissimi e influenti come Romano Prodi e Massimo D’Alema, nonché il discusso fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo.

Speriamo che nessuno abbia l’idea di una guerra parallela per piantare la bandiera italiana sulle Isole Paracelso…

Come l’Ambasciatore di Sua Maestà Britannica alla Corte Qing, ti saluto rispettosamente, ma mi rifiuto di prosternarmi con la fronte a terra.

Stan

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