Ti scrivo dalle Venezie

Mia cara Berenice,

ti scrivo dalle Venezie, dove sta per essermi servito lo spiedo di carne in occasione della ricorrenza di San Marco.

Come certamente ricorderai, il mio nome completo è Stanislao Marco Antonio Crisantemo.

Comunque, San Marco è anche il patrono della Serenissima, in occasione del quale si usa offrire alla propria amata un bocciolo di rosa. Ora, so da fonte attendibile che, proprio oggi, una rosa -completa invece di gambo e, spero, spine – ti è stata porta da un certo capitano degli ussari.

Ebbene, sappi che oggi è anche la Festa della Liberazione, anniversario del giorno in cui ci liberammo, per la seconda volta, dei Governatori austriaci nominati a presidio dei confini nordorientali.

C., dove mi trovo ora, è per me un crocevia di richiami resistenziali.

Innanzitutto il Castello che sovrasta la città, nel cui giardino ho sciolto le gambe in tante amene passeggiate. Ebbene, su quel verde incombe un torrione, ora sede museale, ma, ai tempi della Repubblica Sociale, Comando del Servizio Investigativo della X Flottiglia MAS, luogo di redivivo Medioevo di sevizie e torture.

Le subì lo zio di un caro amico. Lo vidi agonizzare su un letto per anni, ma solo il giorno del funerale, quando si presentarono i compagni d’arme con il gagliardetto rosso, appresi che le sue gravi afflizioni erano i postumi di un soggiorno in quelle segrete.

Onore agli eroi, vergogna su di te e su quell’indegno ufficiale.

Stan

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