Sventata rivoluzione?

Mia cara Berenice,

capisco la tua ironia per le reazioni scatenate dall’annuncio, poi frettolosamente ritirato, di una nuova Super Lega calcistica.

Nemmeno ai tempi della proteste di Piazza Tienanmen si era vesta una simile, unanime condanna.

A livello internazionale e sovranazionale si sono mossi la Commissione Europea, la FIFA e la UEFA.

In Italia, si sono scomodati il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Sottosegretario di Stato allo Sport, la campionessa olimpica Valentina Vezzali.

Si sono usate parole come “tradimento della democrazia” e “ritorno al feudalesimo”, si sono minacciati bandi, ostracismi ed espulsioni. Andrea Agnelli, uno degli eredi della celebre dinastia italiana legata alla squadra torinese Juventus, si è dimesso dall’Esecutivo UEFA. Sui giornali e in TV oserei dire che si è parlato più di questo che della pandemia.

Decisivo nello sventare il tentato golpe sarebbe stato il Governo di Sua Maestà Britannica, che avrebbe minacciato le squadre inglesi di rifiutare i visti ai giocatori, ritirare la polizia in servizio d’ordine negli stadi e scatenare il Fisco.

Sembra di essere tornati ai tempi della congiura di Catilina o della rivolta decembrista russa. La stessa ambiguità di fondo, un gruppo ristretto di aristocratici o borghesi sospesi fra progressismo e reazione. La stessa repressione apocalittica. Catilina investito da Cicerone in Senato (oggi diremmo “asfaltato” o “blastato”), i congiurati arrestati a Roma giustiziati senza processo, gli altri massacrati dall’esercito. I decembristi fatti letteralmente a pezzi dall’artiglieria zarista puntata ad altezza d’uomo.

In entrambi i casi – ma potrei citarti molti altri precedenti storici – rivolte soffocate in questo modo sono state solo l’antipasto della rivoluzione: la caduta della Repubblica a Roma, quella dello Zar in Russia.

Quella tentata dai grandi club non è stata, infatti, una serrata del patriziato, ma un tentativo – goffo e discutibile finché si vuole – di smarcarsi – perdona il bisticcio – da una situazione economica che non quadra, ulteriormente peggiorata dalla pandemia.

Secondo un articolo di Matteo Spaziante, pubblicato il 6 febbraio di quest’anno sul portale “Calcio e finanza”, le principali squadre della Serie A italiana, con la sola eccezione del Napoli, sono pesantemente indebitate: per Juventus, Roma e Inter si parla di centinaia di migliaia di euro.

In Inghilterra, la situazione è decisamente migliore, ma il rapporto annuale sul calcio pubblicato dalla Deloitte segnala un’inesorabile erosione degli utili, anno dopo anno.

Quanto alla Spagna, un articolo pubblicato da Angel Barajas e Placido Rodriguez sull’International Journal of Sport Finance citava, già nel marzo 2010, nove club “insolventi nel senso tecnico-giuridico del termine”.

Il 1° febbraio di quest’anno, dalle colonne del Financial Times, Leila Abboud e Murad Ahmed certificavano la crisi finanziaria del calcio francese.

Il 6 aprile dell’anno scorso, Manuel Veth contava, per Forbes, tredici squadre in difficoltà finanziarie nella Bundesliga tedesca.

Come sarà la rivoluzione del calcio? I congiurati si riuniranno in un campo della pallacorda? O si tireranno ai rigori le teste dei dirigenti FIFA?

Un saluto, cittadina.

Stan

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