La mente umana

Mia cara Berenice,

oggi, con l’anno 1 della pandemia che volge ormai al tramonto, sono uscito di casa senza mascherina. Solo dopo essere arrivato alla rotonda di Schuman e avere chiesto un’informazione a dei poliziotti che la pattugliavano, mi sono accorto dell’errore e sono tornato indietro, a falcate dignitose ma rapide, coprendomi il volto con un guanto di pelle.

Philip K. Dick scrisse il racconto “La mente aliena”, pubblicato sulla collana Urania della Mondadori nel 1988.

“La mente aliena,” commenta il protagonista, Jason Bedford. “Misteriosa e crudele”.

Crudele forse, ma non più misteriosa – ci scommetterei – di quella umana.

Ricordo una conversazione avuta quest’estate, sulla terrazza di un ristorante sul lungomare della Calabria, con il Dott. P.

Il Dott. P., primario ospedaliero in pensione, è un avido lettore, in questo – e in molto altro – in competizione con N.

“Durante tutto il confinamento,” mi raccontò, sorridendo, “non lessi un solo libro. Smisi completamente di leggere. Senza rendermene conto. Poi, terminato il confinamento, ricominciai, come se niente fosse; sempre senza rendermene conto”.

Durante la seconda ondata non c’è stato, in Italia, un nuovo confinamento nazionale, però la Calabria è stata dichiarata zona rossa, il che equivale, agli effetti pratici, a un confinamento.

Mi chiedo se, anche stavolta, il Dott. P. abbia interrotto le sue letture.

Devo chiederlo a N.

Un saluto in meknosiano.

Stan

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