Scacchi

Mia cara,

è inverno, c’è il confinamento e, come tutti, sto guardando “La regina degli scacchi”.

No, non ti dirò che ne penso. Se do un parere positivo, dirai che sbavo su Anya Taylor-Joy; se mi esprimo in senso negativo, mi accuserai di maschilismo.

Mi limito, perciò, a notare come il giuoco degli scacchi abbiano sempre esercitato una forte fascinazione. Metafora di saggezza e di guerra, la scacchiera è una piccola acropoli dedicata alla dea Atena.

In “A 007, dalla Russia con amore” (di Ian Fleming, traduzione di Enrico Cicogna, Garzanti, 1965), la SMERSH affida a un maestro di scacchi la pianificazione dell’operazione che dovrebbe portare alla caduta di James Bond e assestare un durissimo colpo al Servizio Segreto britannico.

L’esempio più celebre è però probabilmente la partita contro la morte giocata ne “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman (Svezia, 1957).

Stranamente, invece, nessuno ha dedicato un film alle due partite giocate da Garry Kasparov contro il supercomputer Deep Blue della IBM.

Invece il supercomputer che controlla il NORAD in “Wargames – Giochi di guerra” (USA, 1983) non gioca a scacchi, ma a tris.

Un saluto con arrocco.

Stan

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