Halloween

Mia cara Berenice,

magari la pandemia è ancora qui, ma almeno Halloween è passato.

Il Governatore della Campania ha peraltro rispolverato l’eterna inventiva secondo cui la festa sarebbe un’americana, fastidiosa quasi quanto la ricorrenza stessa.

Il Governatore peraltro non è il primo a rivestire di paludamenti istituzionali questa polemica che, spesso, parte da qualche parroco o catechista.

Altri avversari delle importazioni da oltreoceano seguono un atteggiamento diverso e anzi opposto, rivendicando le origini europee della festa.

Nelle Venezie, ad esempio, non è infrequente sentir ricordare come, già ai tempi dei nonni, si usasse la notte d’Ognissanti esporre zucche intagliate o quantomeno svuotate e illuminate dall’interno. Potrebbe essere vero oppure no. Potrebbe esserci un’effettiva correlazione con Halloween oppure no.

D’altronde, le prospettive su Halloween sono molteplici anche nella presunta patria americana. Le troviamo impeccabilmente riassunte nel film “Mean Girls” (USA-Canada, 2004): “Nel mondo reale, Halloween è quando i bambini si vestono in costume e chiedono le caramelle. Nel mondo delle ragazze, Halloween è l’unico giorno dell’anno in cui una ragazza può vestirsi come una puttana fatta e finita senza che nessun’altra ragazza possa dire niente”.

Mi chiedo come si sia fatto questo passo ulteriore dal macabro al sexy, del resto non così insolito: basti pensare alle quattro vampire (contando anche Lucy Westenra) di “Dracula” di Bram Stocker.

Un appuntito saluto.

Stan

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