L’Asse Roma-Bruxelles

Mia cara Berenice,

gli assi con Roma non hanno mai portato fortuna a nessuno, nemmeno a Roma stessa.

Oggi, mentre la Lombardia e la Campania chiudevano questo e quello, il Belgio disponeva il coprifuoco notturno, la chiusura di bar e ristoranti e varie altre amenità. Io stesso non metterò più piede in ufficio, insieme a tutti i colleghi della Commissione adibiti a mansioni non essenziali. A Bruxelles come a L’Aja e a Parigi, il virus abbaia ordini come un comandante della piazza tedesco. Verrà la sua Norimberga, speriamo.

Parafrasando Brecht, che altro venne al Belgio dall’assolata Italia?

Gli vennero cinquantamila minatori, fatti espatriare dal Governo in cambio di carbone, ai sensi del protocollo del 23 giugno 1946 (Paolo Riva, “La memoria dei minatori italiani in Belgio”, Corriere della Sera). Almeno centotrentasei non tornarono, uccisi nell’incendio della miniera di Marcinelle, l’8 agosto 1956.

Gli vengono innumerevoli ristoranti, pizzerie e trattorie italiane, veri e finti, e qualche gelateria, in numero peraltro non paragonabile alla Germania o all’Austria.

Gli vengono ancora mille e mille expat, stagisti nelle Istituzioni, quadri nelle multinazionali, semplici camerieri.

Un patriottico saluto.

Stan

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