Lo strano caso della desalinizzazione di Ana de Armas

Mia cara Berenice,

con questa dannata pandemia, anche andare alle arene estive è complicato. Tanto per cominciare, sono pochissime. Alcune, a causa di una controversia con i distributori, proiettano solo vecchi film.

Alla fine, bisogna ricorrere all’usato sicuro, il famoso cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti.

Il portale per l’acquisto anticipato del biglietto non funzionava. Pensavo a un problema tecnico-informatico; invece, arrivato in loco, una maschera ha dato la seguente, complicata spiegazione:

  1. la sala interna del cinema era chiusa per ristrutturazione, dovendo essere adattata alle nuove normative anti-covid;
  2. per effetto di quanto sub 1, in caso di pioggia, sarebbe stato impossibile spostare lo spettacolo all’interno;
  3. per effetto di quanto sub 2, in caso di pioggia, si sarebbe dovuto rimborsare il biglietto gli spettatori;
  4. il rimborso sub 3 sarebbe risultato impossibile, se lo spettatore avesse acquistato il biglietto online;
  5. per effetto di quanto sub 1.4, lo spettatore doveva, nell’ordine:
    1. compilare un foglietto di carta allungato dalla maschera con i suoi dati identificativi e un recapito telefonico;
    2. acquistare il biglietto cartaceo in cassa;
    3. consegnare la matrice del biglietto e il foglietto sub 5.1 alla seconda maschera, quella di sala.

Feci tutto ciò e, parendomi ancora presto, andai a mangiare un boccone a Trastevere. Grosso errore, perché, quando tornai, complice il draconiano distanziamento fra i sedili, erano rimasti liberi solo i posti sulle due ali, dai quali la prospettiva dello schermo era distorta, per usare un eufemismo.

Per fortuna, avevo ancora in borsa il telo usato a Villa Pamphili e potei accoccolarmi sui gradini, in posizione più centrale.

In tutto ciò – saresti pienamente legittimata a chiedermi – cosa è stato proiettato? “Cena con delitto”, “Knives Out” nel titolo originale (USA, 2019). Un giallo vecchio stampo, con atmosfere britanniche benché ambientato negli Stati Uniti: una magione isolata nel bosco, un temibile patriarca circondato da una famiglia disfunzionale, un detective privato, i poliziotti, un testamento, una trama troppo convoluta per essere credibile, qualche sprazzo di umorismo qua e là.

Non è su questo, però, che voglio soffermarmi. La protagonista femminile era l’attrice cubana Ana de Armas, considerata una delle donne più belle del mondo, tanto che sarà la prossima Bond girl. Eppure, in questa particolare pellicola in cui interpretava un’infermiera di origini latinoamericane, aveva un’aria del tutto comune, anzi dimessa.

Ciò, ovviamente, torna a suo merito, ma mi ha ricordato un altro film in cui compare, “Knock Knock” di Eli Roth (USA, 2015), remake di “Death Game” (USA, 1977).

In “Knock Knock”, la de Armas (sì, io continuo a usare l’articolo davanti ai cognomi femminili) era affiancata dall’altrettanto conturbante Lorenza Izzo Parsons e il film faceva potentemente leva sulla sensualità di entrambe, con abiti succinti, una scena di sesso a tre con Keanu Reeves e innumerevoli variazioni sul tema del bondage.

Nonostante ciò, la pellicola risulta incredibilmente “senza sale, senza sesso”, come commentava l’intramontabile Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada” (USA, 2006).

Insomma, il più grande mistero non è chi abbia ucciso il vecchio patriarca, è quale arcana tecnologia sia riuscita a desalinizzare in questo modo Ana de Armas. Certo, se abbiamo nella manica assi simili, non dovremmo avere soverchie difficoltà a sconfiggere il virus.

Un ottimistico saluto.

Stan

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