Le rouge et le noir

Mia cara Berenice,

senza scendere nei dettagli che ti illustrerò a voce, la mia trasferta veneta è stata funestata da una tale quantità di lutti e problemi familiari da far pensare che davvero il 2020 non voglia smentirsi.

Non ho consentito a tutto ciò, peraltro controbilanciato da un bellissimo evento, di rovinarmi le ferie, ma mi è comunque tornato alla mente quanto spesso si dice sulle giornate nere, sui periodi neri, sugli anni neri.

Tu ci credi? Io sì, è una questione di pure e semplice statistica. Tecnicamente, nulla vieta che la malasorte concentri un mucchietto di fiche su un solo numero. Ci provano i giocatori al tavolo verde, perché non dovrebbe farlo Lei che non ha nulla da perdere, in fondo?

Una volta io, D. e A. andammo a Gorizia a mangiare la ljubljanska e, da lì, al Casinò di Nova Gorica. Solo D. e A. puntarono. Io, personalmente, non ho mai compreso il senso del gioco d’azzardo: so che le probabilità sono a favore del banco, e tanto mi basta.

Puntarono due volte al tavolo della roulette, vinsero due volte. Partendo da pochi spiccioli, misero insieme un discreto gruzzoletto.

“Vi conviene fermarvi,” ironizzai, “non vorrei che quelli della sicurezza, vedendoci dalle telecamere a circuito chiuso, vi scambiassero per due bari e ci pestassero tutti e tre nel vano delle scale antincendio”.

Nessuno gorilla in giacca, cravatta e auricolare venne a prelevarci, naturalmente, anche perché nessuno aveva barato. Avevano puntato su due numeri che erano usciti, semplicemente. Succede. A volte.

Altre volte, scoppia una pandemia mondiale che va ad affastellarsi sui problemi individuali di ciascuno di noi. In parte, peraltro, è consolatorio, significa che il virus non è onnipotente. “Sì, certo, la pandemia, la peggior crisi economica dalla Grande Depressione, l’ascesa di una Cina sempre più autoritaria… ma se solo quella leccapiedi di Fernanda la smettesse di prendersi il merito delle mie idee davanti al Direttore, potrei ritenermi soddisfatto”.

Un frustrato saluto da travet.

Stan

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