Focolai pontifici

Mia cara Berenice,

è dalla confortevole lontananza del Veneto che apprendo l’esplosione di un nuovo focolaio dell’infezione al Theresianum di Roma, un pontificio istituto all’interno di Villa Pamphili, a pochi passi da casa mia.

Esattamente, quella Villa Pamphili in cui si concludono, proprio oggi, gli Stati Generali convocati dal Presidente del Consiglio Prof. Conte.

I positivi del Theresianum sarebbero, a quanto riporta la stampa, tre seminaristi e un funzionario amministrativo.

Se non altro una cornice démodé, ben più elegante dei macelli tedeschi o dei locali notturni di Seul e Tokyo.

È fin troppo semplice immaginare l’investigatore epidemiologico arrivare in calesse. Esponente dell’alta aristocrazia, la giacca appesantita dalle onorificenze, il parruccone spiovente sulla testa, scortato da due bargelli in abito nero: insomma, Vittorio Gassman ne “La Tosca” di Luigi Magni (Italia, 1973), fatto e finito: “Non basta esse’ bigotto / Non basta esse’ barone / Se nasce poliziotto / Ce vo’ la vocazione”.

Ecco dunque il nostro barone Scarpia qualificarsi esibendo le sue brave lettere patenti pontificie e interrogare il Direttore del Theresianum, un gesuita pallido dal terrore.

“Ho qui il suo incartamento, che il suo preposito generale ha avuto la premura di farmi avere addirittura questa notte,” esordisce Scarpia, mellifluo e minaccioso, “dal quale risulta che voi, mentre eravate in servizio di missione nelle Indie Portoghesi, avete già contratto un virus ben peggiore del covid”.

“La febbre gialla, Eccellenza?” Balbetta il pretino.

“No: il giacobinismo”.

In realtà, dall’incartamento risulta solamente che il Direttore, ai tempi in cui era in missione a Goa, ha frequentato assiduamente Pondicherry, nell’India Francese: per ragioni squisitamente teologiche, ma Scarpia va a colpo sicuro e ormai il sacerdote trema come una foglia.

Proprio per questo, il barone addolcisce repentinamente il tono.

“Orsù, calmatevi, monsignore! Io non credo che siate stato voi ad attirare sull’Urbe questo castigo divino. Secondo la mia esperienza, è più probabile che il focolaio sia divampato altrove: dopotutto, di recente c’è stato un forte assembramento proprio qui… a Villa Pamphili”.

Ecco il vero bersaglio di Scarpia, il primo ministro liberale nominato dal Papa forse per convinzione, forse su pressione della piazza e delle cancellerie straniere, in ogni caso troppo solerte nell’erodere i privilegi giuridici e fiscali degli Ordini religiosi e dell’aristocrazia.

Per i giureconsulti, la fattispecie della procurata epidemia rientra nell’antico crimine di maleficio, per il quale è ancora prevista la giurisdizione del Sant’Uffizio. Un libello d’accusa contente quel capo e il primo ministro vedrà stroncata la sua carriera politica… o peggio.

Scarpia strizza gli occhi incipriati, già pregusta il trionfo della sua fazione reazionaria che potrebbe valergli la berretta cardinalizia… o qualcosa di più.

Primissimo piano.

Stacco.

Buona la prima.

Stan

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