J’accuse, Madame l’ONU

Mia cara Berenice,

l’Organizzazione Mondiale della Sanità è crescentemente generosa nel dispensare surrealismo che, di questi tempi, può pure essere una merce preziosa.

Avevamo già assistito al balletto di mascherine e guanti che fa pendant con le foto da Las Vegas, dove hanno appena riaperto i casinò.

Ieri avevo condiviso, ovviamente con finalità critica, l’infelice uscita della loro funzionaria sulla contagiosità degli asintomatici. Ebbene, stamattina Facebook mi notifica di aver contrassegnato il mio post come falsa notizia (fake news), in quanto rimandava alle improvvide dichiarazioni della Dottoressa Van Kerkhove.

La perfetta ciliegina su una torta ormai a molti strati, dei quali l’accusa di indebita influenza cinese è forse il meno indigesto. No, non perché proviene dal nostro vulcanico Donald Trump, ma perché è uno sparare – metafora perfettamente calzante – sulla Croce Rossa.

Come pretende dalle Agenzie ONU una vera indipendenza rispetto agli Stati? Non hanno veri poteri, né denaro proprio: dipendono dalle sovvenzioni, appunto dagli Stati. Cosa potrebbero mai fare, quegli scoloriti burocrati ingabbiati dal linguaggio diplomatico, continuamente costretti a camminare sulle uova, contro un colosso agguerrito come la Cina?

Eppure, margini di miglioramento ci sarebbero. Partiamo dal reclutamento dei funzionari, effettuato tramite manifestazioni di interesse pubblicate su un apposito portale. Noi smaliziati italiani sappiamo bene che, quando una selezione viene effettuata per curriculum e colloquio, i margini di discrezionalità sono enormi. Per quel che conta, quando ero al Governatorato ebbi occasione di lavorare con un loro funzionario che mi disse esplicitamente: “Si entra solo per raccomandazioni”. Ai livelli apicali, poi, immagino si proceda ancora più smaccatamente per cordate e quote nazionali, alcune delle quali seguite dalla stampa.

Questo clima baronale è confermato da un’indagine del Guardian secondo cui molestie e perfino aggressioni sessuali ai danni del personale personale sarebbero non solo diffusissime, ma sistematicamente condonate.

Uno scandalo ancora più pesante, relativo al dispiegamento ONU in Bosnia, ha addirittura ispirato il film “The Whistleblower” (Canada-Germania, 2010), con Rachel Weisz.

Insomma, per l’ONU vale quello che spesso affermo a proposito dell’Unione Europea: le Istituzioni internazionali e sovranazionali vanno sostenute, ma il vero sostegno non è quello supino e acritico.

Un saluto in arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo.

Stan

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