We are all influencers in Italy

Mia cara Berenice,

ieri, nel giorno del Signore, mi sono concesso una lunga passeggiata nel centro storico, seguendo un altro itinerario perfettamente collaudato. Ho preso il tram 8 fino a Piazza Venezia, dove sono sceso in uno scenario bizzarro, simile all’Isengard del Signore degli Anelli.

“Isengard! Anche se sei protetto da un maledetto, da monti e da ponti, noi faremo i conti! / Isengard! Anche se sei forte e violento, freddo come vento, duro e cruento, è giunto il momento, / È giunta la guerra e trema la terra, sfonderem la pietra e la porta tetra!”

Di fronte alla Basilica di San Marco erano ammassati alti mucchi di sampietrini. Dall’isola spartitraffico centrale si alzavano sbuffi di vapore bianco e bracci meccanici di scavatori. Oh, nessuna distopia tecnologica, mia cara. Il Comune sta approfittando delle strade svuotate dalla quarantena per rifare la pavimentazione. Quanto al resto, è attribuibile agli scavi per la Linea C della Metro.

A ogni modo, da Piazza Venezia ho imboccato via del Corso fino a Piazza del Popolo. Da lì sono salito fino al Pincio e dal Pincio sono ridisceso a Trinità dei Monti, a Piazza di Spagna e a via Condotti, da cui mi sono reimmesso in via del Corso.

Pochissimi i veicoli in giro, soppiantati da sciami di biciclette e biciclette elettriche, molte delle quali con il telaio rosso fiammante di Uber. Distanziamento più che accettabile lungo tutto il percorso, Meine Anführerin.

Una folla ordinata ed elegante, con buona pace della vulgata che, in tempo di confinamento, ci vuole tutti in tuta. D’altronde, questa caratteristica l’avevo già notata perfino nelle meste folle in coda davanti ai negozi di alimentari, in piena Fase 1. Ecco che fra due luoghi comuni – quello della sciatteria pandemica e quello degli italiani che si mettono in ghingheri anche per fare la spesa – prevale il più virtuoso, con mia grande gioia e orgoglio. Finanche Villa Pamphili, dove la tenuta sportiva era doppiamente giustificata e anzi quasi obbligatoria per legge, mi aveva ispirato la stessa considerazione.

È come se le due giovani ed elegantissime ragazze che ho incrociato scendendo dal Gianicolo assurgessero a premonizione o incarnazione dell’anima nazionale, ferita ma non doma.

Avanti, dunque, a colpi di tacchi a spillo sui pavimenti petrosi dei nostri mille centri storici.

Un saluto irredentista.

Stan

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