Villa Pamphili-Gianicolo-Trastevere

Mia cara Berenice,

investiti dall’onda salata della pandemia, tutti ci siamo ritrovati a riplasmare le nostre abitudini.

Nel mio caso, l’assidua frequentazione dei ristoranti si è tramutata in un utilizzo frequente della consegna a domicilio, mentre le lezioni di teatro si sono spostate sulle piattaforme telematiche. Appunto in questi giorni stiamo discutendo animatamente, tra di noi e con il direttore della scuola, su quale forma dare al saggio finale, ammesso che ve ne sia uno: registrarlo da remoto? registrarlo in presenza? teatro all’aperto, dato che l’estate è alle porte?

Allentatesi ora le regole del confinamento, le nuovi abitudini cominciano a rassomigliare più strettamente a quelle vecchie.

La mia vera e propria mania delle passeggiate per Roma, documentate dall’ottimo doppio obiettivo Leica del mio cellulare, è ripresa senza troppe variazioni, compresa la sacca a tracolla contenente un ventaglio (più che mai necessario con la mascherina) e una bottiglietta d’acqua da riempire nasone a nasone. Da lunedì, quando non sarò più limitato all'”attività motoria”, si aggiungerà anche il libro.

Oltre alle magnifiche vie di Roma, sono tornato a calcare in modo ossessivo anche il mio sentiero dello spirito, nelle grandi praterie. Di che si tratta? È presto detto. Esco di casa e mi immetto nella Gianicolense, direzione Casaletto. Poco prima del capolinea dell’8, una svolta a destra, un’altra svolta a destra, ed ecco uno dei tanti ingressi di Villa Pamphili, sterminato parco dell’Urbe, dove le dita dei pini marittimi si intrecciano nel cielo.

Avanti, sempre dritto. Supero l’edificio che ospita il Centro Anziani e il bistrot. Avanti, sempre avanti, fino a circumnavigare la Fontana del Giglio. Avanti finché, sulla mia destra, si stende il grande prato dove, la domenica, si gioca a cricket. Avanti fino a lambire il Villino Algardi, con il suo labirinto di siepi e i suoi grandi vasi di agrumi.

Come sai, non sono esattamente Indiana Jones, per cui ci ho messo oltre un anno a scoprire lo stretto sentiero che, oltre il Villino, conduce a una macchia ancora più splendida di pini, ombreggiante il Villino Corsini col suo teatro (possibile candidato per il saggio?).

L’arco di Piazzale Ragazzi del 1849 è un portale che dà direttamente sul Gianicolo.

Da lì, inizia la discesa verso le celebre Fontana dell’Acqua Paola e poi giù, lungo le strette scalinate, fino a Trastevere, proprio alle spalle del Ministero.

Particolare di non secondaria importanza, proprio su quei gradini smussati ho incrociato due ragazze agghindate di tutto punto, come se stessero per recarsi in un locale notturno. Fasciate da due abiti neri, su quello sfondo color ocra pallida.

Roma non perde la sua magia.

Un caro saluto.

Stan

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