Sequestro di persona e riscatto nel diritto e nella prassi italiani

Mia cara Berenice,

comprendo perfettamente la tua indignazione per il caso Romano.

Del resto, devi metterti nei panni dei professionisti dell’odio virtuale italiani.

Una ragazza giovane, graziosa.

Partita volontaria per l’Africa e non per annettere l’Abissinia.

Convertita all’Islam.

Liberata con il pagamento di un riscatto indeterminato nell’ammontare e per il quale, dunque, si favoleggia di cifre folli.

Scende dall’aereo di Stato con il capo scoperto e per giunta sorridente.

Sfoggiata dal Governo in carica.

La tempesta perfetta era pronta ad abbattersi. Immagino d’altronde preoccupi poco una ragazza sopravvissuta ad al-Shabaab, anche se il Ministero degli Interni sta seriamente considerando di assegnarle una scorta.

Oltretutto, questa indegna gazzarra sul sesso, l’età, le inclinazioni ideologiche e politiche, la fede religiosa della ragazza preclude un serio dibattito, da condurre in termini rigorosamente generali e astratti, sull’opportunità di riscattare un cittadino rapito all’estero.

Farlo per una persona sequestrata in Italia, in effetti, è vietato dalla legge, precisamente dalla Legge Scotti del 1991, un decreto d’emergenza emanato quando i rapimenti a scopo di estorsione erano un problema per nulla esotico. L’articolo 1 del decreto consente anzi all’Autorità giudiziaria di sequestrare i beni del rapito, della sua famiglia e di terze persone per evitare il pagamento del riscatto (il cosiddetto “blocco dei beni”).

Un approccio intransigente che ha dato i suoi frutti, tanto da aver reso estremamente rari i rapimenti in Italia.

Anche nel caso di sequestri di alto profilo a movente politico, piuttosto diffusi durante la Guerra Fredda, l’Italia ha generalmente adottato la linea dura.

Nel 1978, un commando delle Brigate Rosse, temibilissima organizzazione terroristica di estrema sinistra, sequestrò Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, uccidendo ben cinque agenti della scorta. Il Governo rifiutò ogni ipotesi di trattativa. Le Brigate Rosse risposero con il comunicato n. 9: “Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”. Il 9 maggio il cadavere del Presidente venne ritrovato nel bagagliaio di un’auto, nel centro di Roma.

Il 17 dicembre 1981, a Verona, le Brigate Rosse rapirono il generale americano James Lee Dozier, vicecapo di stato maggiore delle forze terrestri NATO nel Sud Europa. All’inizio del 1982, il militare venne liberato, incolume, dalle forze speciali italiane a Padova.

Diversa la prassi per quanto riguarda situazioni analoghe all’estero, in occasione delle quali il pagamento di riscatti – per quanto non ufficialmente confermato – è ritenuto diffuso. Casi del genere vengono maneggiati dall’AISE – Agenzia informazioni e sicurezza esterna, il servizio segreto italiano competente a operare all’estero. Come il gemello AISI – Agenzia informazioni e sicurezza interna, l’AISE risponde al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Cosa avrebbe fatto il Regio Imperial Governo, se una giovane aristocratica fosse stata rapita da nazionalisti cinesi nella concessione di Tianjin?

Un caro saluto.

Stan

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