Phase Two – Fifties Edition

Mia cara Berenice,

giorni fa, mi chiedevi quale fosse stato l’epilogo della saga dei “congiunti”, le persone alle quali, ai sensi dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sarà lecito fare visita dalla mezzanotte di oggi, quando scatterà la cosiddetta “Fase 2”.

Ti rispondo solo ora – e interinalmente, dato che mi aspetto ulteriori revirement – perché solo alla vigilia della data fatidica la questione ha raggiunto un certo consolidamento.

Il Governo ha dunque chiarito che, per “congiunti”, possono intendersi:

a) i parenti, ossia “le persone che discendono da uno stesso stipite” (articolo 74 del Codice Civile);

b) gli affini, che sarebbero i parenti del coniuge;

c) i contraenti un’unione civile che, come ricorderai, possono essere dello stesso sesso;

d) i conviventi more uxorio;

d) i fidanzati.

Quest’ultima lettera, inserita praeter legem a furor di popolo, crea, come puoi immaginare, diversi problemi. Innanzitutto, il rapporto di fidanzamento non figura su alcun pubblico registro – i conviventi more uxorio potranno invocare almeno l’anagrafe e la residenza -, salvo il caso residuale di pubblicazioni di matrimonio già effettuate.

Socialmente prima ancora che giuridicamente, poi, la nozione di fidanzato si è ammantata di una pesante ambiguità. Nel mondo anglosassone si distingue fra fiancé, il fidanzato ufficiale con cui sono state fissate o almeno decise le nozze, e boyfriend, l’accompagnatore del momento. In Venezuela si parlava di “tener compromiso” con il fidanzato ufficiale.

L’Italia, sempre generosa nel dispensare titoli, preferisce estendere a tutti quello di fidanzato, a maggior tranquillità di famiglie e parroci, così che capita di sentir definire appunto fidanzato – talvolta, per le ragazze più giovani, con il pudico diminutivo di “fidanzatino” – anche il ragazzo con cui si è uscite un paio di volte. Lo stesso vale, naturalmente, a sessi invertiti o coincidenti.

Come puoi immaginare, l’aver montato nel Decreto una valvola di sfogo dal tale fattore di portata lascia perplessi e disarmati i single – anche qui, significativamente, non abbiamo una traduzione italiana del termine inglese, “scapoli” non sarebbe corretto -, ai quali è interdetto frequentare amici di vecchia data e amici di letto. Per quanto riguarda gli amanti clandestini, si sarebbe comunque posto il problema di dichiararli alla pattuglia di turno.

Se questa fosse una torta, sarebbe una zuppa inglese troppo imbevuta nell’Alchermes da una vecchia zia; c’è però una guarnizione, una ciliegina.

Dal punto di vista procedurale e documentale, chi esce di casa deve indicarne il motivo in un’autodichiarazione ai sensi del Testo Unico della Documentazione Amministrativa, resa sotto la propria responsabilità penale su un formulario predisposto dal Ministero degli Interni.

Tale formulario è stato aggiornato in previsione della Fase 2, ma non contiene alcun riferimento alla visita a congiunti che, ci informa il Governo, rientra nelle “situazioni di necessità” (un’interpretazione piuttosto tirata – stretched). L’interessato, dunque, barrerà la casella “situazione di necessità” e indicherà, nel campo riservato alle annotazioni libere, la tipologia di parentela che lo lega al congiunto, ma non il nominativo di quest’ultimo.

Quid nel caso di conviventi more uxorio o fidanzati? Evidentemente, non si indicherà nulla o ci limiterà alla dicitura “convivente”/”fidanzato”.

Ma in questo modo, obietterai tu da buona austriaca, chiunque può dichiarare di recarsi dal fidanzato per poi andare a far visita al confessore, al suo contatto di un Servizio Segreto straniero o all’adolescente vestito di nero che gli procura fumetti giapponesi rari.

È esattamente così e questo, unitamente al favor mostrato dal legislatore per i legami ufficiali, ci riporta a un’Italia cattolica e conservatrice, attenta alle apparenze, anni ’50, quella insomma tanto rimpianta da Guareschi e dai suoi emuli contemporanei meno talentuosi: a Fifties reboot, per usare un ossimoro che contrappone un inglese gergale all’autarchico e formale italiano di quei tempi.

Domani, per me, la Fase 2 non inizierà in modo eclatante. Non sono stato ancora richiamato al Ministero, a differenza di vari colleghi. Inoltre, il Governatore del Lazio ha rinviato di due giorni la possibilità di fare attività motoria. Mi aspetto tuttavia di aprire la finestra e vedere un quartiere dipinto in bianco e nero, con collegiali in divisa scortate da suore e suonatori di organetto agli angoli delle strade. Se ho fortuna, magari ci sarà anche qualche venditore di frutta secca e carrube.

In quel caso potrei infilarmi il cappello, scendere e salutare toccando la tesa: “Buon uomo, un sacchetto, per favore! Quante lire?”

Certo, questi squarci spazio-temporali non sono così facili da gestire nemmeno per le Autorità… proprio ora mi scrivono dagli Abruzzi che un uomo è stato multato mentre percorreva il lungomare in calesse.

I miei devoti omaggi.

Stan

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