Prigioniero di Maria Sofia di Baviera

Mia cara Berenice,

oggi tempo ancora splendido, ho consumato il pranzo pasquale in giardino con focaccia arricchita, agnello con patate, carciofi ripieni e pastiera. Quest’ultimo dessert ci porta a Napoli; ci ritorneremo presto.

L’idea era di passare tutta la giornata in giardino a leggere, invece nel tardo pomeriggio sono rientrato, afflitto da un subitaneo attacco di blocco del lettore.

Il fatto è che ho appena finito un meraviglioso libro di Jaeger sull’assedio di Gaeta e ora fatico a prenderne in mano un altro, seppur vincitore del Premio Strega.

Jaeger scrive alla vecchia maniera e il libro è un arazzo di aristocratici dai nomi francesi e tedeschi, carteggi diplomatici, epistole e proclami forbiti: insomma, quello che invano vorrebbe essere la mia corrispondenza con te.

A darmi il colpo di grazia, a configgere l’ultimo chiodo sulla mia bara, c’è perfino l’elemento sexy, rappresentato da Maria Sofia di Baviera, l’ultima Regina di Napoli. Nemmeno ventenne, fino all’ultimo subì l’assedio della piazzaforte insieme al marito Francesco II di Borbone, distinguendosi per la sua bellezza e il suo coraggio; l’agiografia degli autori filoborbonici fece il resto, trasfigurandola in un’eroina legittimista, novella Giovanna d’Arco.

Lo Jaeger riporta perfino una poesia in napoletano dedicata alla sovrana da uno dei difensori che, meglio di qualunque altro documento, riassume quanto ho appena espresso.

E ‘a Riggina! Signò!… Quant’era bella!

E che core teneva! E che maniere!

Mo na bona parola ‘a sentinella,

mo na strignuta ‘e mana a l’artigliere…

Stava sempre cu nui!… Muntava nsella

currenno e ncuraggianno, juorne e sere,

mo ccà, mo llà… V’ ‘o ggiuro nnanz’ ‘e sante!

Nn’èramo nnammurate tuttequante!

Cu chillo cappellino ‘a cacciatora,

vui qua’ Riggina! Chella era na Fata!

E t’ era buonaùrio e t’ era sora,

quanno cchiù scassiava ‘a cannunata!…

Era capace ‘e se fermà pe n’ora,

e dispenzava buglie ‘e ciucculata…

Ire ferito? E t’ asciuttava ‘a faccia…

Cadiva muorto? Te teneva ‘mbraccia…

Non allego alcuna traduzione che sminuirebbe i versi. Non conta comprenderne perfettamente il senso, del resto, quel che importa è la musica.

Insomma, sono prigioniero di Maria Sofia di Baviera: sta a te liberarmi.

Accorri, o Berenice, in mio aiuto.

Stan

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