Apologia delle influencer

Mia cara Berenice,

l’Italia è la Patria delle influencer, dato ci gloriamo di aver dato i natali a Chiara Ferragni. Infatti, qui due cose vanno di moda: fare l’influencer e dare addosso alle influencer.

Tempo fa, un albergatore si guadagnò il suo quarto d’ora di fama sui social con una durissima requisitoria contro una di queste fanciulle, rea di aver chiesto una camera gratis per il fine settimana in cambio di visibilità sul suo canale. Naturalmente, fu una levata di scudi virtuali intorno al titolare, una vera testuggine.

Per come la vedo io, la ragazza aveva semplicemente offerto un servizio pubblicitario in cambio di un corrispettivo in natura tutto sommato modesto e fu poco professionale trattarla in quel modo. Ancor peggio divulgare ai quattro venti la dura risposta: non è forse spregiudicata tattica da influencer, questa?

In ogni caso, durante la quarantena queste fanciulle sono le uniche a dare il buon esempio, applicando alla lettera quando suggerito dagli psicologi: continuare a vestirsi di tutto punto, fare attività fisica e di altra natura, tenere alto il morale. Eccole, abbigliate e truccate di tutto punto, insegnare al loro affezionato pubblico come tenersi in forma fra le mura domestiche, come truccarsi in modo impeccabile, come cucinare e servire piatti elaborati. Sorriso e occhi sfavillanti, in posa davanti alle webcam come prima che tutto cominciasse: non è servizio pubblico, questo?

Da Novedrate, una nota Università telematica ha attivato un corso di laurea di I livello con esami in “estetica della comunicazione, sociologia dei processi economici, linguaggi dei mezzi audiovisivi, diritto dell’informazione, social media marketing”.

Insomma, per parafrasare Giulio Andreotti o meglio la sua incarnazione cinematografica, “la questione è un po’ più complessa”. C’è influencer e influencer. Ci sono le classiche Instagrammer. Ci sono le YouTuber, generalmente meno legate al mondo della moda, ma non sempre (vedi alla voce “haul”). Ci sono le Twitcher che si distinguono dalle YouTuber in quanto i loro video sono in diretta e generalmente a sfondo videoludico. C’è TikTok, specializzato in video brevi e spesso a tema musicale. Su vari social ci sono le story che – citando stavolta Fabrizio De André – vivono un giorno solo come le rose. Infine, sicuramente c’è qualche ulteriore variabile che mi sfugge, avendo io ormai – digitalmente parlando – un piede nella fossa.

Parlami delle influencer austriache. Che media usano? Prediligono il tedesco o l’inglese? Fanno haul di costumi tradizionali tirolesi? Ballano lo Schuhplattler?

#uncarosaluto

@Stan

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