La prima lettera

Mia cara Berenice,

lietissimo che tu sia giunta, sana e salva, nella tua natia Vienna, prima della chiusura della frontiera.

Ricordi quanto eri furente per essere stata richiamata in Patria e io ti caldeggiavo il privilegio di tenere dei corsi estivi in riva a un lago ameno, circondato dai prati color smeraldo dell’Austria e vegliato dalle Alpi? Presto rimpiangerai amaramente quell’opportunità, se rimarrai confinata a Vienna o addirittura a casa, come avviene qui in Italia.

Ricordo con grande nostalgia, dai tempi dell’infanzia, la mia unica vacanza nel tuo Paese, il colore violento dei prati, inconcepibile in un’estate italiana; la stessa sensazione che provo oggi quando, da Roma, rientro nelle mie Venezie.

L’Alpenhotel E. era un prelibato concentrato di stereotipi sulla tua Nazione. Impeccabile e immacolato, era gestito con quell’onesta precisione che talvolta, nelle mie terre natie, si sente ancora attribuire all’Amministrazione austriaca del Lombardo-Veneto. Un giorno la settimana, poiché il personale aveva diritto al riposo, ci veniva servita una cena fredda, naturalmente di ottimo livello. Il giorno successivo, per compensare quel lievissimo disservizio, gli ospiti avevano diritto a una cena particolarmente sontuosa, servita dai camerieri, in perfetta sincronia, sotto cloche d’argento. La sera, ci si ritirava in una taverna calda di legno a bere – gli adulti – qualche forte bibita calda e a conversare con la giovane Direttrice.

Insomma, non hai motivo di rimpiangere particolarmente Roma. Temo, del resto, che non potrai farvi ritorno molto presto. Anche quando la quarantena verrà revocata e allentata – e siamo ancora ben lontani da quel punto, nonostante qualche segnale incoraggiante -, prevedo che le frontiere rimarranno chiuse a lungo, per prevenire contagi di ritorno. I Paesi asiatici che hanno domato o quantomeno circoscritto i loro focolai interni si stanno muovendo appunto in questa direzione.

Un’amica inglese, ad esempio, tentava proprio in questi giorni di rientrare in Cina, via Hong Kong, per riprendere servizio al lavoro. Arrivata nell’ex colonia, è stata messa in isolamento per quattordici giorni e ora dubita di venire ammessa in Cina.

Mi vedo costretto, pertanto, a rinnovare la mia vecchia polemica sull’opportunità di proseguire la tua carriera accademica in Italia, affrontando un cursus honorum lungo, accidentato, malpagato ed esposto ai capricci volubili della sorte e della benevolenza di qualche Ordinario.

Non è affatto “innaturale”, come sostieni tu, studiare le Lettere Classiche da Vienna: al contrario. Alla Facoltà di Giurisprudenza patavina, l’Ordinario di Diritto Romano non faceva che citare con ammirazione la Scuola Pandettistica Tedesca e, in seguito, l’Ateneo stipulò una solida convenzione con l’Università di Innsbruck. Del resto, non è stato forse un Asburgo d’Austria l’ultimo Sacro Romano Imperatore?

Goditi, te ne prego, la tua città natale, non lo dico certo per mio interesse.

Un caro saluto.

Stan

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